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le attrici coordinatrici 

Abbattere i limiti in un’esperienza che libera la mente 

Abbattere i limiti in un’esperienza che libera la mente 

Dal 2009 al Teatro dei Venti di Modena le storie si mischiano e sembra che recitare sia un toccasana per le malattie mentali. Ne parliamo con Francesca Figini e Beatrice Pizzardo, attrici della...

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Dal 2009 al Teatro dei Venti di Modena le storie si mischiano e sembra che recitare sia un toccasana per le malattie mentali. Ne parliamo con Francesca Figini e Beatrice Pizzardo, attrici della compagnia teatrale modenese e coordinatrici dei laboratori.
«Sono stata coinvolta sin dall’inizio nella stesura del progetto - dice Francesca - si chiamava il Volo dell’Albatro e coinvolgeva persone affette da disagio psichico e cittadini. Abbiamo preso spunto dalla poesia di Baudelaire dove l’imponente uccello viene deriso dai marinai per il suo incedere goffo, ma appena si alza in volo diviene il re dei cieli. Da allora è nata una vera e propria compagnia che coinvolge matti e non, il gruppo L’Albatro».
«Chi ne fa parte - prosegue Beatrice - sia in qualità di fruitori che per noi del Teatro dei Venti, sa che prima o poi dovrà fare i conti con discese che tolgono il fiato, seguite da altrettante risalite mozzafiato. Il paesaggio, alla fine, è sconfinato, e il duro lavoro, la resistenza, e la capacità di “volare oltre” di questo gruppo, è palpabile e ben visibile negli spettacoli che si sono realizzati».
Il teatro può essere terapia, ma non è questo l’obiettivo del progetto perché il Teatro dei Venti non è specializzato in questo tipo di ricerca.
«A noi interessa quel punto di vista, quello sguardo sul mondo e sulle cose» sottolinea Francesca Figini. «Non vogliamo dare enfasi alla malattia, tutt’altro! È il riscatto dalla malattia che li innalza verso parametri di giudizio superiore, che non fa dire a chi li vede: “bravi questi... per essere dei matti...” ma solamente “bravi!”».
Beatrice Pizzardo aggiunge che «il teatro libera la mente, aiuta la concentrazione, allena la memoria, stimola la creatività e l’immaginazione, spinge il corpo oltre i propri limiti, diversi per ognuno. Attraverso i giochi teatrali e la messinscena, si obbliga il nostro corpo a fare i conti con il corpo degli altri, quindi apre verso se stessi e verso gli altri, scoprendo se stessi, si scoprono gli altri».
Una domanda quindi sorge più che spontanea: i matti sono attori o gli attori sono matti?
«Ognuno, ha il suo mestiere» risponde Francesca citando Fabrizio De Andrè. «C'è stato un tempo in cui, per farlo, ci voleva anche un po' di vocazione. I matti non sono attori per il solo fatto di essere matti. Un conto è la forza e la fibrillazione che possono avere certi corpi e certe voci in un istante, una scena, uno spettacolo, un conto poi è tutto quello che fa di quel momento di grazia un lavoro, duro, di dedizione, spesso anche scoraggiante».
(Intervista a cura di Giulio Ferrari)

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