E che nessuno tocchi il Carpi
Tocca ancora al Carpi tenere vivi i sogni di grandezza dello sport modenese, con una finale per la serie A di calcio che un mese fa era chimera: un’illusione da regolamento, agitata come residua...
Tocca ancora al Carpi tenere vivi i sogni di grandezza dello sport modenese, con una finale per la serie A di calcio che un mese fa era chimera: un’illusione da regolamento, agitata come residua calamita di interesse per tifosi che non si arrendono mai, neppure di fronte alla realtà di un torneo sotto traccia, contraddittorio, che ben poco lasciava presagire. Invece siamo qui a riassaporare, diversa e uguale, la trepidazione di due anni fa, quando invece la cavalcata fu spaventosamente trionfale.
C’è qualcosa di unico in questa squadra, asincrona rispetto alle regole invalse nel pallone tutto business e fatturati da espandere a ogni costo, ma anche rispetto alle mode del gioco spettacolare, arioso, brillante in attacco e flaccido in difesa, così che i telecronisti possano sgolarsi qualche volta in più, facendo credere che si stia assistendo a chissà quale spettacolo. Brutti, sporchi e cattivi, aggressivi e irascibili, contropiedisti basici nell’impostare un gioco spartano, che allo spettacolo concede solo la condivisione intima di una continua scalata per raggiungere obiettivi sulla carta negati. Ma soprattutto disperatamente incapaci di essere diversi da sé stessi: al punto di vanificare le campagne acquisti d’estate, di strappare la tela cucita dai mercanti per ritessere d’inverno quella che sta nel cuore dei tifosi: gli stessi uomini, la stessa barca di pirati, lo stesso comandante, lo stesso ritrovato spirito, la stessa bandiera.
Un caso quasi clinico, ci si passi il termine, che non ha precedenti nella storia del calcio. Una questione identitaria, che a tutto lo sport modenese di vertice dovrebbe insegnare: qualcosa al di là delle qualità tecniche in campo, della geopolitica che oggi può essere una nemica pesante, e persino della favoletta deja vu della cenerentola che s’intrufola al gran ballo del calcio che conta. Qui c’è altro e di più: è questione di valori, avvolti e forgiati nel mistero della mistica di squadra. Vada come vada, nessuno mai così.
Letture consigliate: Lloyd Jones, Il libro della gloria (Einaudi), forse il diario/romanzo più bello mai scritto sul calcio (come dovrebbe essere e a volte è). E che non a caso parla di rugby.
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