L’orrore, i bambini, gli adulti Non tacere, non avere paura
di Monica Tappa
Dopo Manchester e nel mentre di ogni conflitto: con il silenzio non li proteggiamo Lo psicanalista Ballerini: informare senza enfasi, senza tagliare i ponti con l’altro
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Attentati. Guerre. Massacri. Giochi pericolosi che incitano al suicidio. Fa paura questo mondo, fa paura crescere i figli in questo mondo, lasciarli andare, sperimentare, cadere e rialzarsi. I genitori, gli educatori, gli adulti spesso si sentono impotenti, inermi, indifesi. Non solo preoccupati, impreparati. Come non lasciarsi travolgere dalla paura, ma, soprattutto, come spiegare ciò che accade ai bambini?
«La realtà del male spesso fa paura. Anche agli adulti – spiega Luigi Ballerini, psicanalista e scrittore - E così rispetto ai più giovani abbiamo due tentazioni: nasconderla o enfatizzarla. Se l’intento in entrambi i casi può essere buono, quello di proteggerli, non rendiamo comunque loro un buon servigio, rischiamo infatti di creare degli ingenui o dei pavidi che fanno fatica a muovere i loro passi nel mondo. Il male va innanzitutto conosciuto. È importante sapere che esiste e che può essere prodotto dai cattivi e anche dagli stupidi, che a volte è necessario difendersi, che bisogna stare accorti ed esercitare la prudenza. Occorre però informarne senza eccessiva enfasi, con le parole giuste per non indurre l’idea che l’altro tout court sia un nemico, che le strade siano un campo di battaglia, che non ci si possa davvero fidare di nessuno. Sarebbe un vero peccato tagliare ai ragazzi l’universo di tutti i possibili rapporti. Bisogna però che l’adulto stesso sperimenti buone forme di relazione, le consideri possibili e praticabili innanzitutto per sé. Adulti soli e spaventati generano ragazzi soli e spaventati. I più piccoli vanno anche rassicurati sul fatto che possono sempre contare su qualcuno che li difenda, e soprattutto che possono chiedere aiuto e parlare liberamente di ciò che li preoccupa. In questo modo anche le paure possono diventare occasione di rapporto e unione».
Un tempo c’erano anche le fiabe e le favole, ad aiutarci. Il lupo cattivo, il bosco tenebroso, le prove da superare. Un tempo c’era anche un legame con il ciclo della vita e i ritmi naturali che oggi si è un po’ perso. La morte stessa era un fatto naturale. Doloroso, certo, ma naturale. E c’erano gli attentati e ci sono state le guerre. Si vivevano sulla pelle. Questa invece, sembra un ritornello, è una generazione di adulti che se potesse di alcuni argomenti non parlerebbe mai. Ma i bambini (e i ragazzi) hanno la necessità di attraversarle ed esorcizzarle, le paure, per non diventare futuri adulti fragili e incapaci, davvero, di superarle. E ci pensa la realtà a rimetterci in riga.
Anche Melvin Burgess, autore de “Il grido del Lupo” ed. Equilibri, a brevissimo in libreria, che questa settimana ha incontrato molti ragazzi delle scuole medie (A Vignola per l’avamprima di Passa la Parola e a Modena, alle scuole medie Ferraris) ha parlato di paura. «Ci insegnano ad avere paura del lupo cattivo, da piccoli impariamo a sopravvivere ai mostri che vivono nel buio, nascosti tra le tende o sotto il letto, eppure poi spesso il vero cattivo siamo noi» ha detto, raccontando questo romanzo crudo e doloroso in cui si racconta uno sterminio consapevole, voluto, organizzato dell’ultimo branco di lupi in Inghilterra, da parte di un cacciatore. Perché l’essere umano è anche cattivo.
«Anche gli insegnanti – sottolinea Alex Corlazzoli, insegnante e giornalista – non devono paura di parlare con i ragazzi. Molti insegnanti temono ad aprire bocca su argomenti di attualità. Certo prima di farlo bisogna informarsi, ma mai nascondere la verità ai ragazzi. In questi giorni ho affrontato il tema dell’attentato di Manchester perché me lo hanno chiesto loro. Sono partito dalla loro esperienza. Insieme abbiamo letto i quotidiani. E poi siamo andati alla ricerca delle fonti. Va fatto un lavoro che da una parte informa e dall'altra rassicura attraverso la conoscenza».
«La realtà del male spesso fa paura. Anche agli adulti – spiega Luigi Ballerini, psicanalista e scrittore - E così rispetto ai più giovani abbiamo due tentazioni: nasconderla o enfatizzarla. Se l’intento in entrambi i casi può essere buono, quello di proteggerli, non rendiamo comunque loro un buon servigio, rischiamo infatti di creare degli ingenui o dei pavidi che fanno fatica a muovere i loro passi nel mondo. Il male va innanzitutto conosciuto. È importante sapere che esiste e che può essere prodotto dai cattivi e anche dagli stupidi, che a volte è necessario difendersi, che bisogna stare accorti ed esercitare la prudenza. Occorre però informarne senza eccessiva enfasi, con le parole giuste per non indurre l’idea che l’altro tout court sia un nemico, che le strade siano un campo di battaglia, che non ci si possa davvero fidare di nessuno. Sarebbe un vero peccato tagliare ai ragazzi l’universo di tutti i possibili rapporti. Bisogna però che l’adulto stesso sperimenti buone forme di relazione, le consideri possibili e praticabili innanzitutto per sé. Adulti soli e spaventati generano ragazzi soli e spaventati. I più piccoli vanno anche rassicurati sul fatto che possono sempre contare su qualcuno che li difenda, e soprattutto che possono chiedere aiuto e parlare liberamente di ciò che li preoccupa. In questo modo anche le paure possono diventare occasione di rapporto e unione».
Un tempo c’erano anche le fiabe e le favole, ad aiutarci. Il lupo cattivo, il bosco tenebroso, le prove da superare. Un tempo c’era anche un legame con il ciclo della vita e i ritmi naturali che oggi si è un po’ perso. La morte stessa era un fatto naturale. Doloroso, certo, ma naturale. E c’erano gli attentati e ci sono state le guerre. Si vivevano sulla pelle. Questa invece, sembra un ritornello, è una generazione di adulti che se potesse di alcuni argomenti non parlerebbe mai. Ma i bambini (e i ragazzi) hanno la necessità di attraversarle ed esorcizzarle, le paure, per non diventare futuri adulti fragili e incapaci, davvero, di superarle. E ci pensa la realtà a rimetterci in riga.
Anche Melvin Burgess, autore de “Il grido del Lupo” ed. Equilibri, a brevissimo in libreria, che questa settimana ha incontrato molti ragazzi delle scuole medie (A Vignola per l’avamprima di Passa la Parola e a Modena, alle scuole medie Ferraris) ha parlato di paura. «Ci insegnano ad avere paura del lupo cattivo, da piccoli impariamo a sopravvivere ai mostri che vivono nel buio, nascosti tra le tende o sotto il letto, eppure poi spesso il vero cattivo siamo noi» ha detto, raccontando questo romanzo crudo e doloroso in cui si racconta uno sterminio consapevole, voluto, organizzato dell’ultimo branco di lupi in Inghilterra, da parte di un cacciatore. Perché l’essere umano è anche cattivo.
«Anche gli insegnanti – sottolinea Alex Corlazzoli, insegnante e giornalista – non devono paura di parlare con i ragazzi. Molti insegnanti temono ad aprire bocca su argomenti di attualità. Certo prima di farlo bisogna informarsi, ma mai nascondere la verità ai ragazzi. In questi giorni ho affrontato il tema dell’attentato di Manchester perché me lo hanno chiesto loro. Sono partito dalla loro esperienza. Insieme abbiamo letto i quotidiani. E poi siamo andati alla ricerca delle fonti. Va fatto un lavoro che da una parte informa e dall'altra rassicura attraverso la conoscenza».
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