Sul palco oltre il disagio: prima di tutto cittadini
Si cominciò a Trieste negli anni ‘60. In Emilia Romagna prime attività nel 2006 Poi un’esplosione di laboratori e spettacoli con 24 produzioni in un solo anno
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Nella Grecia dell'età classica si attribuiva al teatro la capacità di incidere sul senso civico della comunità e lo spettatore era prima di tutto un cittadino. Anche il teatro che oggi si fa nei Dipartimenti di Salute Mentale con le persone con sofferenza psichica ha questo obiettivo: contribuire a riprendersi ed esercitare, nella società, il ruolo di cittadino.
Un percorso iniziato negli anni ‘60 quando si prese a de-istituzionalizzare i contesti di cura e ad umanizzare luoghi che avevano perso di vista i bisogni di salute delle persone. Tutto iniziò a Trieste grazie anche a forti simboli come quello di Marco Cavallo, del regista Giuliano Scabia, che nel suo corpo equino di cartapesta si faceva portatore delle istanze e dei sogni degli internati attraversando le strade della città. Da quelle esperienze fu chiaro agli operatori teatrali e a quelli della salute mentale che il teatro e la cura avevano da guadagnarci reciprocamente incontrandosi.
Nel territorio emiliano-romagnolo la storia ha inizio nel 2006 con gli esiti di un progetto di ricerca sulla valorizzazione del tempo libero degli utenti dei servizi che aveva messo in luce il benefico apporto della pratica teatrale. Si avviò una mappatura a cura dell'Istituzione Gian Franco Minguzzi di Bologna che evidenziò un panorama molto vivace di compagnie e gruppi teatrali promossi dai Dipartimenti Di Salute Mentale che diede forma ad una nuova progettazione questa volta promossa e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna.
Nacque il Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale che da gennaio 2014 a giugno 2015 ha visto il coinvolgimento di 239 utenti nei laboratori e negli spettacoli, con l'attivazione di 12 laboratori, 24 produzioni teatrali e nel solo anno 2014 circa 15.546 spettatori negli spettacoli aperti al pubblico. Inoltre sono state prodotte 135 repliche degli spettacoli e, aspetto particolarmente di rilievo, sono stati coinvolti circa 4018 studenti nelle iniziative promosse.
Nell’ambito del progetto sono stati realizzati importanti festival teatrali, si è costruita la partecipazione a progetti europei e promossa la circuitazione degli spettacoli con “Movimenti - i teatri della salute”. È nato inoltre teatralmente.it, portale di promozione dei progetti e delle attività artistiche della rete regionale. Innovativo è l'impegno costante verso la valutazione delle attività e le attività di ricerca, in collaborazione con l'Agenzia Sanitaria e Sociale dell'Emilia Romagna e con le università di Bologna e Ferrara. Si è inoltre costituita una seconda rete composta dai referenti dei teatri che collaborano con i servizi di salute mentale, la Rete dei Teatri della Salute, un risultato straordinario che colloca di diritto le attività nell'ambito della produzione artistica e teatrale. Tale ricchezza di produzione, ha reso possibile la stipula del Protocollo “Teatro e Salute Mentale” siglato presso la Regione Emilia Romagna il 24 ottobre 2016.
Il Protocollo riconosce la forma teatrale “come rilevante risorsa in ambito psichiatrico per le sue funzioni di terapia, di socializzazione, di formazione e come volano di produzione e cambiamento di cultura” (cit. Protocollo).
(A cura del Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale)
Un percorso iniziato negli anni ‘60 quando si prese a de-istituzionalizzare i contesti di cura e ad umanizzare luoghi che avevano perso di vista i bisogni di salute delle persone. Tutto iniziò a Trieste grazie anche a forti simboli come quello di Marco Cavallo, del regista Giuliano Scabia, che nel suo corpo equino di cartapesta si faceva portatore delle istanze e dei sogni degli internati attraversando le strade della città. Da quelle esperienze fu chiaro agli operatori teatrali e a quelli della salute mentale che il teatro e la cura avevano da guadagnarci reciprocamente incontrandosi.
Nel territorio emiliano-romagnolo la storia ha inizio nel 2006 con gli esiti di un progetto di ricerca sulla valorizzazione del tempo libero degli utenti dei servizi che aveva messo in luce il benefico apporto della pratica teatrale. Si avviò una mappatura a cura dell'Istituzione Gian Franco Minguzzi di Bologna che evidenziò un panorama molto vivace di compagnie e gruppi teatrali promossi dai Dipartimenti Di Salute Mentale che diede forma ad una nuova progettazione questa volta promossa e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna.
Nacque il Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale che da gennaio 2014 a giugno 2015 ha visto il coinvolgimento di 239 utenti nei laboratori e negli spettacoli, con l'attivazione di 12 laboratori, 24 produzioni teatrali e nel solo anno 2014 circa 15.546 spettatori negli spettacoli aperti al pubblico. Inoltre sono state prodotte 135 repliche degli spettacoli e, aspetto particolarmente di rilievo, sono stati coinvolti circa 4018 studenti nelle iniziative promosse.
Nell’ambito del progetto sono stati realizzati importanti festival teatrali, si è costruita la partecipazione a progetti europei e promossa la circuitazione degli spettacoli con “Movimenti - i teatri della salute”. È nato inoltre teatralmente.it, portale di promozione dei progetti e delle attività artistiche della rete regionale. Innovativo è l'impegno costante verso la valutazione delle attività e le attività di ricerca, in collaborazione con l'Agenzia Sanitaria e Sociale dell'Emilia Romagna e con le università di Bologna e Ferrara. Si è inoltre costituita una seconda rete composta dai referenti dei teatri che collaborano con i servizi di salute mentale, la Rete dei Teatri della Salute, un risultato straordinario che colloca di diritto le attività nell'ambito della produzione artistica e teatrale. Tale ricchezza di produzione, ha reso possibile la stipula del Protocollo “Teatro e Salute Mentale” siglato presso la Regione Emilia Romagna il 24 ottobre 2016.
Il Protocollo riconosce la forma teatrale “come rilevante risorsa in ambito psichiatrico per le sue funzioni di terapia, di socializzazione, di formazione e come volano di produzione e cambiamento di cultura” (cit. Protocollo).
(A cura del Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale)
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