Io e Vasco/ Luca Zanarini: «Da dj a Modena Park: incredibile Rossi»
Luca Zanarini parla dell’amicizia con la rockstar: «Quante serate in discoteca, ha sempre avuto una marcia in più»
MODENA. A Modena Luca Zanarini, è “il dj” per eccellenza. 62 anni e quasi 50 passati dietro ad una consolle, spesso a fare da chioccia a nuovi talenti del mixer.
«Dopo 50 anni di onorata carriera sono ancora qua - scherza Zanarini - Da giovane non pensavo che, dopo tanto tempo, sarei stato ancora ad una consolle. E invece. I tempi d’oro delle discoteche sono stati bellissimi ma anche irripetibili». La carriera di Luca Zanarini è partita dal Kilt Dance, dalle parti dello stadio Braglia, quando venne invitato dal proprietario a mettere i lenti tra una pausa e l'altra. E un giorno incontrò anche un promettente dj di Zocca: Vasco Rossi, colonna di Punto Radio.
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Quando hai incontrato per la prima volta Vasco Rossi?
«Ero dj al Charly Max ed ascoltavo Punto Radio. Vasco curava un programma con musica da discoteca che si chiamava Suono su Suono. Un giorno prendo la macchina e vado a Zocca per visitare la radio. Vi trovai Gaetano Curreri e Vasco Rossi. Fu una visita di cortesia, scambiammo qualche parola e tornai a casa. Lo rividi dopo un paio d'anni a Modena Radio City quando ci portò il suo primo disco».
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E Vasco in versione dj? «Quando era in Radio Vasco ancora non faceva il dj. Un giorno il proprietario dello Snoopy andò a Zocca per convincere la rockstar ad iniziare dietro ad una consolle. Vasco tentennò un po' ma poi accettò. Lui era molto bravo. Essendo anche un musicista sapeva molto bene scegliere i tempi. Transitò anche per il Signor Rossi di Sassuolo e il Jeans di Finale. Rimase dietro le consolle un paio d'anni poi iniziò a fare i primi concerti».
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Che genere di musica andava a quell'epoca?
«Vasco non amava la dance e preferiva la musica americana. Lui era un ragazzo timido ma dietro alla consolle si trovava a suo agio e parlava molto. Conservo un cd di una sua serata del 1978. Se ricordo bene vi sono anche brani di alcuni cantautori italiani come Venditti e De Gregori»
È vero che in quel periodo c'era una sorta di sfida tra i dj su chi rimorchiava di più?
«Ma no.... I dj allora rimorchiavano tutti, erano le ragazze che ti venivano a cercare. Vasco poi era davvero un bel ragazzo».
La canzone Colpa d'Alfredo racconta una serata tipica modenese. Era proprio così?
«Certo. La discoteca di quel periodo era il luogo privilegiato per conoscere gente. Bisogna anche dire che era un divertimento sano e senza sballi. C'era solo tanta voglia di divertirsi. Prima si andava nei pub e poi in discoteca. Noi dj andavamo a mangiare dopo il lavoro. Anche Vasco veniva al Picchio Rosso al termine delle sue serate e, quando lo vedevo arrivare, mettevo la sua canzone “La strega”».
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Vasco cantante come nacque?
«La storia è nota: la mamma ha avuto un ruolo importante facendolo studiare. Poi lui ha sempre scritto canzoni ma non si azzardava a pubblicarle. La spinta arrivò da Gaetano Curreri che lo incoraggiò ad andare avanti. L'impresario Borgatti gli fece incidere il suo primo disco».
È vero che vi faceva ascoltare in anteprima le sue canzoni?
«Mi ricordo d'estate, ai tempi del Bandiera Gialla, locale della riviera romagnola, dove lavorava Enzo Persueder. Lo andavo spesso a trovare e, a notte inoltrata, ci raggiungeva anche Vasco Rossi che accennava i suoi pezzi con la chitarra».
Avresti mai pensato che un giorno Vasco Rossi arrivasse a questi livelli?
«A quel tempo erano inimmaginabili. Ero sicuro che avrebbe sfondato ma il concerto del 1 luglio sarà un evento unico. Io però con Vasco non metto mai limiti anche perché lui ha una capacità: quella di stupire».
Un aneddoto legato a Vasco?
«Era un lunedì sera al Picchio Rosso. Si doveva tenere un doppio concerto con Vasco e Alberto Fortis che poi non si presentò. Salì sul palco Vasco e fu un grande successo. Ancora oggi non riesco a spiegarmi l'assenza di Fortis».
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