Una notte d’incubo nell’inferno di Torino
Un gruppo di amici travolto dalla folla: «Per fortuna nessun ferito, ora vogliamo solo dimenticare»
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Le esplosioni dopo il terzo gol del Real, la paura che sia un attentato e il panico generale che si scatena portando tutti a fuggire in massa con il ferimento (a causa anche dei cocci di bottiglia) di più di 1.500 persone, molte calpestate. C'era anche un gruppo di modenesi nell'inferno di sabato sera in piazza San Carlo a Torino, tifosi della Juve che erano venuti per festeggiare e invece si sono ritrovati nell'incubo. Innanzitutto gli appassionati dello Juventus Club Città di Carpi, che assieme agli amici di Salsomaggiore e Borgotaro (una cinquantina in tutto) hanno vissuto tutto lo choc del momento. Tanto da essere ancora provati, e senza nessuna voglia di raccontare: «Stiamo tutti bene, fortunatamente - hanno fatto sapere - dobbiamo solo farcela passare. È andata bene: siamo tornati con le nostre gambe e questo ci basta, in una situazione così. Nient'altro da dire: l'importante ora è essere con le nostre famiglie».
Non era in piazza ma nel ristorante “Luna Rossa” un altro gruppetto di quattro modenesi: Stefano Luppi, Marcello Montanari, Samuele Ferriani e Nicolò Arena, assieme all'amico Luca Mancinelli di Foligno. Erano arrivati un po' tardi, quando la piazza era strapiena, e hanno ripiegato sul maxischermo allestito all'interno del locale, comunque a non più di 200 metri. All'improvviso l'allarme: hanno visto dalle vetrate la gente che scappava, il panico e l'allarme terrorismo che ha portato i gestori a barricare il ristorante: «Persone che arrivavano zoppicando, altre sanguinanti: una scena tremenda» sottolineano. «Sì, all'inizio temevamo tutti che fosse un attentato, perché non si riuscivano ad avere informazioni, nemmeno dai siti. I gestori hanno abbassato la saracinesca temendo che potesse introdursi qualche terrorista. È durato una mezz'ora: nel locale c'era anche chi cominciava ad andare nel panico, gente che piangeva... È stato chiesto anche l'intervento di un medico per un malore». Poi si è capito quello che era successo, e l'allarme è rientrato: «Hanno rialzato la serranda, siamo potuti uscire alla ricerca di un bus che ci portasse all'albergo. Era in ritardo, e ci siamo trovati in mezzo alla gente ferita e le pattuglie del piano anti-terrorismo in giro. Il suono delle ambulanze fino alle due di notte: impossibile da dimenticare».
Non era in piazza ma nel ristorante “Luna Rossa” un altro gruppetto di quattro modenesi: Stefano Luppi, Marcello Montanari, Samuele Ferriani e Nicolò Arena, assieme all'amico Luca Mancinelli di Foligno. Erano arrivati un po' tardi, quando la piazza era strapiena, e hanno ripiegato sul maxischermo allestito all'interno del locale, comunque a non più di 200 metri. All'improvviso l'allarme: hanno visto dalle vetrate la gente che scappava, il panico e l'allarme terrorismo che ha portato i gestori a barricare il ristorante: «Persone che arrivavano zoppicando, altre sanguinanti: una scena tremenda» sottolineano. «Sì, all'inizio temevamo tutti che fosse un attentato, perché non si riuscivano ad avere informazioni, nemmeno dai siti. I gestori hanno abbassato la saracinesca temendo che potesse introdursi qualche terrorista. È durato una mezz'ora: nel locale c'era anche chi cominciava ad andare nel panico, gente che piangeva... È stato chiesto anche l'intervento di un medico per un malore». Poi si è capito quello che era successo, e l'allarme è rientrato: «Hanno rialzato la serranda, siamo potuti uscire alla ricerca di un bus che ci portasse all'albergo. Era in ritardo, e ci siamo trovati in mezzo alla gente ferita e le pattuglie del piano anti-terrorismo in giro. Il suono delle ambulanze fino alle due di notte: impossibile da dimenticare».
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