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Gattini abbandonati, è emergenza 

Gattini abbandonati, è emergenza 

A Pianorso morti i due lasciati in una scatola, altri salvati: «Comuni responsabili»

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LAMA MOCOGNO. Cuccioli abbandonati tra i rifiuti. È successo ancora in Appennino, per due volte a distanza di pochissimi giorni, nella borgata di Pianorso, zona sulla sp 23 ma poco abitata, dove specie di notte è facile passare inosservati.
Qui, davanti ai bidoni della raccolta, martedì scorso sono stati abbandonati in una scatolina di cartone due gattini bianchi e neri di una ventina di giorni, scoperti giovedì quando ormai non c’era nulla da fare: già morti, di fame e sete.
Sono stati salvati invece gli altri due gattini di 30 giorni, bianchi stavolta, abbandonati sempre in una scatola due giorni prima, il 28 maggio. Una passante ha sentito i lamenti e, dopo averli raccolti, li ha consegnati a Giovanna, una signora della zona amante degli animali (dell'associazione “Vagabondi alla riscossa”) che ha fatto rete con una signora di Serra, Romana Giordani, volontaria di un’altra associazione (la “Canis Majoris Onlus” di Castelvetro) che aveva già salvato la gatta abbandonata di Adriano Govoni (il 78enne di Montemolino trovato morto in Lunigiana) ed è riuscita a trovare una sistemazione d’emergenza anche per questi: una ragazza di Serra che li sta allattando giorno e notte. Ora stanno bene, ma cercano padrone: chi fosse interessato chiami il 340 3915687.
«Non è possibile – si sfoga Romana Giordani – già il mese scorso abbiamo avuto nove gattini abbandonati a Fanano, ora questi. Chiunque abbia informazioni ci contatti, perché vogliamo denunciare i responsabili. Ma oltre all’inciviltà di alcuni, c’è insensibilità istituzionale: a Pavullo tuttora manca un gattile che aiuti in qualche modo a evitare gli abbandoni. Ci avevano detto che il progetto doveva concretizzarsi entro il 2017 ma a giugno non sappiamo nulla».
Il gattile più “vicino” è quello di Magreta (Formigine), e l’unico appoggio sul territorio è appunto lo “stallo casalingo” presso le volontarie delle associazioni, a cui non viene rimborsato nulla delle spese. C’è sì la possibilità, in caso di ferimenti, di richiedere l’assistenza del veterinario Asl, ma dopo le cure i gatti randagi vengono rimessi sul territorio, in assenza di strutture.
Daniele Montanari

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