Omicidio Fella: i figli ora sono parte civile
È iniziato ieri mattina il processo con rito abbreviato contro Armando Canò, il 51enne che esattamente un anno strangolò e uccise la sua compagna Benedetta Fella e poi la nascose nella cantina della...
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È iniziato ieri mattina il processo con rito abbreviato contro Armando Canò, il 51enne che esattamente un anno strangolò e uccise la sua compagna Benedetta Fella e poi la nascose nella cantina della vittima, in un palazzo sulla Nazionale per Carpi, dentro un frigorifero spento: è il cosiddetto “delitto della Madonnina”. Ieri davanti al giudice Andrea Romito si sono costituiti parte civile al processo i figli di Benedetta Fella: sono seguiti dagli avvocato Nicoletta Tietto e Nicola Baisi. Il difensore dell’imputato, avvocato Francesca Pecorari, ha chiesto al giudice di poter consegnare nel corso della prossima udienza, in novembre, alcuni documenti psichiatrici che attestano lo stato di etilismo cronico di Canò e soprattutto il fatto che il giorno dell’omicidio era ubriaco. Si tratta di documenti del consulente psichiatrico.
Verranno consegnati dopo che la perizia psichiatrica disposta dal giudice aveva stabilito che, nonostante i suoi notori problemi, il giorno del delitto Canò era in grado di intendere e di volere. Canò è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
All’origine del delitto, come confessato da Canò, c’era la fine della relazione e il tentativo di Bernardetta di arrivare ad una riappacificazione. Una storia, secondo quanto accertato, già da tanto tempo degenerata in un rapporto violento, di maltrattamenti e di prevaricazioni. La vittima infatti più di una volta aveva confessato alle amiche di temere per la sua incolumità e più di una volta aveva anche interpellato le forze dell’ordine ma senza formalizzare una denuncia vera e propria.
Verranno consegnati dopo che la perizia psichiatrica disposta dal giudice aveva stabilito che, nonostante i suoi notori problemi, il giorno del delitto Canò era in grado di intendere e di volere. Canò è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
All’origine del delitto, come confessato da Canò, c’era la fine della relazione e il tentativo di Bernardetta di arrivare ad una riappacificazione. Una storia, secondo quanto accertato, già da tanto tempo degenerata in un rapporto violento, di maltrattamenti e di prevaricazioni. La vittima infatti più di una volta aveva confessato alle amiche di temere per la sua incolumità e più di una volta aveva anche interpellato le forze dell’ordine ma senza formalizzare una denuncia vera e propria.
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