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Diego Spagnoli, direttore di palco: «Modena Park, non possiamo sbagliare»

di Andrea Marini
Diego Spagnoli, direttore di palco: «Modena Park, non possiamo sbagliare»

L'uomo in più della band fa il punto sulle prove, spiegale difficoltà e il fascino del concerto del 1 luglio e racconta il suo rapporto con Vasco: «Serata unica: sfida affascinante. Scene e tecnologia senza precedenti. Vasco e la band sono molto concentrati»

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MODENA. Non suona, non canta. Eppure Diego Spagnoli, direttore di palco di Modena Park, è di fatto un componente della band di Vasco Rossi. Dal 1996, tra l'altro, è anche parte attiva negli spettacoli. Ha il compito di presentare, con discorsi e look, che sono uno spettacolo nello spettacolo, i musicisti sul palco.

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«Membro della band... Non esageriamo - si schernisce - Più che altro io sono quello che sta tra l'incudine e il martello... Nel senso che ho il compito di far sì che tutte le cose vadano come devono. Diciamo così: Vasco e la band devono andare in scena con la mente libera da ogni problema tecnico. In testa devono avere solo la musica, l'interpretazione dei pezzi e far sì che il pubblico che ha pagato il biglietto vada a casa felice per quello che ha visto e sentito. A me tocca tutto il resto: che il concerto si faccia al meglio, che i musicisti non abbiamo problemi e se ci sono, anche a concerto in corso, tocca a me risolverli».

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Cosa fa Diego Spagnoli prima, durante e dopo il concerto?

«Il mio compito è di coordinare persone e cose per far sì che l’idea, il progetto del concerto live si realizzi secondo copione. Devo fare in modo che la parte tecnica sia coerente con la parte artistica. Il posizionamento dei musicisti e delle strumentazioni, il tipo di impianti da utilizzare, le amplificazioni. Ad esempio, se si è in tour, sapere quando si possono superare determinati decibel, se piove dove ci si sposta eccetera, eccetera. Poi ho il compito di governare tutte le altre problematiche di tipo logistico: il dove, il come, a che ora... Un concerto non è solo salire su un palco e uno strumento vale l'altro... C’è tanto altro».

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E veniamo a Modena Park... Non è uno show come gli altri.

«Decisamente... Qui abbiamo l'unicità della cosa. Lo spettacolo unico è ben diverso da un tour. Con il tour, solitamente, nasce una sorta di work in progress, le prime date servono come rodaggio. A Modena Park no. Tutto è più difficile. È un “one shot”. Dobbiamo essere tutti più concentrati. Perché o la va o la spacca. Ma posso dire che siamo messi molto bene, sia dal punto di vista artistico che tecnico. Il palco sarà una cosa fantastica e anche tutta le tecnologia che utilizzeremo».

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Più lavoro per te...

«Modena Park è molto di più. Non è solo il palco, l’evento è generale, coinvolge una città intera, 220mila persone che arrivano da tutta Italia. Io, ovviamente, non mi devo occupare di quello che avviene fuori, ma devo tenere conto di dettagli non secondari come essere certi di non iniziare quando ci sono ancora fuori migliaia di persone che devono essere controllate al metal detector, verificare il livello di luce rispetto alla scaletta. Ci sono brani che per intensità necessitano di buio e atmosfera, fatta delle luci dei riflettori e quindi bisogna tenerne conto».

Come procedono i lavori là a Castellaneta. Vasco come sta?

«Molto bene. Vasco è in forma e concentrato. Tra l'altro giusto ieri abbiamo provato tutta la scaletta senza intoppi. Siamo sulla buona strada».

Come è organizzata la vostra giornata durante le prove?

«Non è vita da caserma, ma certo è organizzata in modo preciso con orari da rispettare. Con il personale tecnico si inizia alle 10 del mattino, nella sala prove allestita all'interno del “Cromie” qui a Castellaneta. Qui abbiamo allestito il palco con tutte le pedane come saranno poi a Modena Park. E con i tecnici facciamo gli aggiustamenti che ci sono stati chiesti sulla base delle prove del giorno prima. Intorno alle 11 arriva la band che effettua le prove: si parte dalle richieste di Vasco; se ci sono arrangiamenti da rivedere, modificare correggere eccetera. Si svolgono i compiti che ci ha affidato il Kom... Dalle 14 pausa pranzo fin verso le 15. Poi la band si ritrova, riprova gli arrangiamenti e alle 16... arriva il “nostro”. Si parte, si studia la scaletta fino a che non c'è qualcosa che non va o a suo dire va modificato. A volte ci si ferma anche solo per un colpo di rullante. Quest'anno la scaletta, come noto, è molto ricca. L'altro giorno, come dicevo, Vasco l'ha fatta tutta in scioltezza. Finiamo anche alle 22».

La band di Vasco: un gruppo di professionisti, un gruppo di amici, una famiglia?

«L’ultimo arrivato, che è Vince, è qui già da 4 anni ed è come se ci fosse sempre stato. Io sono da 35, poi ci sono quelli da 30 anni, altri da meno. Ci si conosce da tanto, ci ritroviamo una volta all'anno, diciamo che siamo una bella famiglia di professionisti».

Chi è lo svizzero della situazione, chi è il Gianburrasca?

«Il Gianburrasca, inutile dirlo, è il “Gallo” Golinelli, lui è il nostro Keith Richards. I perfettini sono due: uno che ci tiene molto è Rocchetti, e l'altro Vince Pasta. Sono sempre molto attenti e amano cercare suoni nuovi. Ma tutta la band è una grande rock band».

Narra la leggenda che Vasco sul lavoro sia Komandante di nome e di fatto.

«Assolutamente meticoloso, è una persona che tiene moltissimo alla sua musica e a quello che fa, non prende nulla alla leggera. Molto attento anche ai dettagli. Poi è molto emozionale, mi spiego: lui nasce come Dj prima che come musicista, quindi cura molto l'impatto emotivo che un brano può avere sul pubblico. E la scaletta conta molto sull'onda emotiva».

Il tuo rapporto con Vasco?

«Dopo 35 anni che ci conosciamo, mi è permesso entrare nelle sue scelte un po’ di più. Ne abbiamo viste tante insieme. Ci conosciamo a tal punto che spesso non dobbiamo neanche parlare, basta un occhiata, uno sguardo. Io ho il mio ruolo tecnico, ma più che direttore mi sento un compagno di viaggio».

Cos'ha Vasco di speciale?

«Il carisma. Che è una cosa che si ha o non sia ha, indipendentemente da come ti vesti. Lui ha quel carisma che non può non colpire. Se poi ti guarda negli occhi, non ti dimentichi più il suo sguardo. Il suo sguardo è una marcia in più».

È per questo che ha così tanto successo e seguito?

«Al di là dei meriti artistici, quello che la gente ha capito di lui, e per questo lo apprezza, è la sua assoluta sincerità. Nel bene e nel male. In un mondo così vago e vanesio, dove non si sa mai dove sei e chi sei. Lui è garanzia di sincerità».

Fuori dal palco come è Vasco?

«Uguale, assolutamente. Solo un po' più timido. Timidezza che lascia giù dal palco quando inizia lo show».

La canzone preferita?

«“Vivere”. Ero in studio quando l’abbiamo registrata. È una canzone che ha un messaggio molto bello, sempre attuale, che può essere indossato da tutti. Poi un personaggio così discusso, negli anni passati, che scrive un inno di questo genere sul Vivere... Beh tanto di cappello. Una canzone splendida».

Un indizio: Modena park che show sarà?

«Antologico no, altrimenti finirebbe per essere il concerto delle canzoni che non ci sono. Diciamo che assaggeremo un po' tutti i momenti della carriera di Vasco. Le sue canzoni le sue sonorità. Sarà fantastico... Anticipo il finale: Albachiara (ride)».

E tu prepari sorprese?

«Sono pronto. Ho una sorpresa che farà piacere soprattutto ai modenesi e a Modena. Come sai io amo raccontare aneddoti e per Modena Park c'è qualcosa di speciale».


 

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