Gazzetta di Modena

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«Il robot andrà affiancato e l’occupazione reggerà» 

di Gabriele Bassanetti
«Il robot andrà affiancato e l’occupazione reggerà» 

Manuela Gozzi: «Le misure del governo devono basarsi sulla meritocrazia e la figura umana resta determinante dove si vuole puntare sulla qualità»

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«Avremmo preferito una misura più basata sulla meritocrazia, ma capiamo che non si può fermare l'innovazione. Staremo attenti a vigilare e contribuire allo sviluppo».

Industria 4.0 è molto più di una sigla, è l'idea della manifattura del futuro, con i suoi vantaggi ma anche i suoi problemi. I secondi sono particolarmente all'attenzione del sindacato. Manuela Gozzi, segretario della Cgil di Modena, segue l'evolversi della situazione con puntualità, soprattutto al piano occupazionale.

In che senso meritocrazia?

«Mi pare - dice Gozzi - che la misura del governo premi chiunque dichiari che fa cose; ci vorrebbe più selettività per capire chi fa investimenti per lo sviluppo, per l'occupazione. Per noi si tratta di un distinguo essenziale fra chi approfitterà di questa misura per fare innovazione seriamente e chi invece se ne servirà per cercare di eliminare le basse professionalità in azienda».

Partiamo quindi dal tema principale per il sindacato: l'automazione favorita da Industria 4.0 e i suoi riflessi sull'occupazione.

«Potrebbe essere un'occasione per andare a redistribuire e ridurre gli orari di lavoro, non comporterebbe necessariamente un problema occupazionale. Ma sono ragionamenti che vanno fatti preventivamente, non dopo, e concertati fra tutti i soggetti, imprese, sindacato e istituzioni pubbliche. Invece mi pare che questo aspetto, in una misura governativa altrimenti efficiente, manchi: la famosa cabina di regia, la community che avrebbe dovuto seguire l'evoluzione di Industria 4.0 coinvolgendo il governo per primo, è latitante. Come sindacati non siamo ancora stati coinvolti in questo processo a nessun livello».

Il progresso però non si può fermare.

«E infatti non siamo pregiudizialmente contrari a un'evoluzione come quella favorita dalle misure di Industria 4.0. Anzi, ci può essere un'evoluzione positiva verso un innalzamento generale delle professionalità, grazie a formazione in azienda e coinvolgimento dei lavoratori. Un esempio è la ceramica degli anni Ottanta, che ha conosciuto un intenso e inarrestabile progresso verso la meccanizzazione del lavoro, ma ha saputo adattarsi e adeguare le figure professionali al suo interno. Poi c'è anche l'aspetto della responsabilità sociale delle imprese, che non possono prescindere dall'occupazione né innescare processi che non ne tengano conto. Storicamente senza fare affidamento sulle loro maestranze le imprese non vanno mai da nessuna parte. E lo stesso vale per chi le rappresenta, i sindacati che hanno sempre avuto un importante ruolo di collante sociale. Governare il cambiamento è sempre stato possibile grazie a lavoratori e sindacati responsabili, questo le imprese devono ricordarlo».

Quindi siamo lontani da un mondo produttivo esclusivamente robotizzato.

«A mio parere non si va in quella direzione, ma si dovrebbe puntare a una situazione in cui governo il processo e affianco il robot con figure umane, in uno sviluppo che coinvolge tutti. Tra il dire e il fare c'è ancora tanto in mezzo: le macchine ormai fanno molto lavoro, ma hanno comunque bisogno di assistenza, attenzione e interventi umani. E poi resta anche il tratto distintivo della qualità, che è essenziale per le imprese di casa nostra e non può esistere in un settore interamente automatizzato e meccanizzato».

In definitiva, aspettate di essere coinvolti in questo sviluppo del mondo produttivo.

«Siamo pienamente disponibili a fare la nostra parte non appena saremo chiamati. Per ora abbiamo assistito a molti convegni, dichiarazioni di intenti e poca sperimentazione o dialogo».



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