Modena, “Francesco e noi”, un libro spiega il nuovo volto della Chiesa
«Beh, forse un errore lo ha fatto, ed è qui davanti a voi, ma in parte l’ho già perdonato…». L’errore in questione sarebbe… il vescovo Castellucci - o meglio, il fatto che sia stato ordinato...
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MODENA. «Beh, forse un errore lo ha fatto, ed è qui davanti a voi, ma in parte l’ho già perdonato…».
L’errore in questione sarebbe… il vescovo Castellucci - o meglio, il fatto che sia stato ordinato arcivescovo - e a commetterlo è stato Papa Francesco.
Tra aneddoti, ironia e riflessioni, è stato il lato più umano del Santo Padre, insieme alla sua grande forza comunicativa, il protagonista dell’incontro organizzato lunedì sera a palazzo Europa dal Centro Culturale Ferrari: al centro, il libro ‘Francesco e noi’, in cui il Papa viene raccontato dai grandi protagonisti del nostro tempo, da Bauman a Gratteri. Il curatore del libro Francesco Antonioli ha dialogato con i coautori Massimo Cirri e Giancarlo Bruni, ma anche con il vescovo, con il presidente diocesano dell’Azione cattolica, Raffaele Campana e con l’europarlamentare del Pd Cécile Kyenge.
Una riflessione sul lato più umano di papa Francesco: «Dà sempre l’impressione di parlare a ognuno di noi - ha detto Cirri, psicologo e conduttore della trasmissione radiofonica ‘Caterpillar’ - Del resto il potere delle persone spesso viene fuori anche attraverso il linguaggio, e quella del Papa è stata una vera e propria rivoluzione, perché il linguaggio della distanza è stato sostituito da quello della vicinanza». «Abbiamo tutti bisogno di parole che ci abbraccino - ha detto ancora lo psicologo coautore del libro - e della semplicità delle relazioni, che sono sempre un ‘pezzo’ della cura».
Kyenge ha invece ricordato che «a marzo Francesco è diventato Papa, iniziando con queste parole: ‘Cominciamo un cammino di fratellanza’. Un messaggio importantissimo, che abbiamo colto e applicato con l’operazione ‘Mare nostrum’, arrivata dopo la tragedia di Lampedusa».
La parola è poi passata all’arcivescovo di Modena, che ha ironizzato sull’unico errore di papa Bergoglio: quello, secondo lui, di averlo ordinato vescovo.
«Sono tre le idee forti del Papa - ha detto quindi don Erio - La prima, che ha ispirato tutta la ‘Evangelii Gaudium’, è il principio che la missione ha il primato sulla comunione, e quindi lo sguardo sul mondo è più importante della conservazione delle strutture della Chiesa. Nel discorso che fece al conclave, Papa Francesco ricordò che Cristo bussò alle porte della Chiesa perché voleva entrare, ma a volte voleva anche uscire».
« La seconda - ha aggiunto il vescovo - è che il tempo è superiore allo spazio, quindi bisogna liberarsi dall’ossessione dell’occupazione degli spazi. Il terzo principio è che la realtà è più importante dell’idea. E questo poteva dircelo solo un papa latinoamericano, perché noi europei siamo un po’ troppo platonici: prima viene l’idea, poi la realtà. Questo è anche il germe dell’ideologia, che in qualche caso, e sempre in Europa, ha portato ad esiti drammatici».
« In realtà - ha concluso - le idee che rimangono e incidono sono maturate dentro la realtà».
Luca Gardinale
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