Modena, via le slot dalla Polisportiva Gino Pini
Dirigenti dell’associazione e gestori del bar d’accordo: «Struttura pubblica, sono incompatibili». Aumentano i soci
MODENA. Non è ancora un’inversione di rotta ma la scelta di cancellare le slot machines dal bar della Polisportiva Gino Pini indica che qualcosa sta cambiando verso il mondo del gioco d’azzardo. Anche se camuffate da passatempo elettronico, quasi dei flipper dei tempi moderni , le “macchinette” sono una maledizione per quelle migliaia di persone che ogni giorno passano le ore a buttare soldi in sogni di ricchezza impossibile.
«Noi abbiamo fatto una scelta di campo precisa e abbiamo discusso a lungo con il gestore, trovando una buona disponibilità da parte sua - spiega Eliana Pedrazzi, presidente della polisportiva - Anche lui non era per nulla disponibile a trasformare il bar in un punto di ritrovo di giocatori abituali. Lì vicino passavano il tempo giovani e anziani e la convivenza non era facile; al tempo stesso le macchinette garantivano un’entrata sicura. Di qui è partito un ragionamento che ci ha portato al risultato finale, all’eliminazione definitiva delle slot machines. Noi abbiamo scelto di non chiedere nessun aumento dell’affitto e al tempo stesso abbiamo moltiplicato le iniziative che hanno portato a un boom di frequentatori. In breve: il lavoro per il bar è aumentato e le macchinette sono state espulse dalla Gino Pini, con soddisfazione di noi tutti».
Un percorso virtuoso che però non è stato nè facile nè breve, perchè la diffusione capillare di queste macchine da gioco li ha trasformati quasi in soprammobili. Nelle tabaccherie più grandi come nelle sale da gioco, in quasi tutti i bar oltre che nei circoli e in parecchie ricevitorie, le macchinette sono entrate nell’arredo del locale e non vengono viste come una minaccia. I gestori a bassa voce ammettono che ci sono tanti modenesi che lasciano agli apparecchi mangiasoldi la pensione o gli stipendi, che i famigliari arrivano in lacrime, implorano di non far più giocare il padre o la madre.
«Lo ammetto, sono molto orgoglioso anche il merito della scelta è della presidente e del gestore del bar - dice Graziano Pini, figlio del fondatore della polisportiva, oggi docente universitario ed ex amministratore in Regione e in Comune - Io sono un semplice consigliere e ho tenuto viva l’attenzione sul tema cercando gli strumenti amministrativi per conciliare le esigenze delle due parti. Tutto qui. Il resto lo hanno fatto i soci e i volontari perchè la “Pini” è una realtà in crescita, a occhio e croce direi che sono triplicate in un anno le presenze. Insomma, noi abbiamo fatto la nostra parte perchè ci sembrava inaccettabile che in una struttura popolare, con gli impianti sportivi in gestione su terreni comunali, si potesse avere un’agevolazione del gioco d’azzardo. Eppure ce ne sono altre, sempre a Modena, che mantengono l’opzione delle macchinette anche se formalmente la politica degli enti locali è quella di disincentivare il gioco d’azzardo alla portata di minori e soggetti deboli».
Che la Pini sia cresciuta lo confermano sia le decine di corsi di ginnastica che le iniziative in quartiere e con le vicine scuole, le feste aperte a tutti e il gruppo cinofilo.
Ora il gestore potrà risistemare l’angolo delle macchinette e ricavare una cucina di servizio al piano terra e sa di poter contare su una serie di iniziative che non gli faranno certo rimpiangere le entrate delle slot. Le quotazioni ufficiose dei noleggi parlano di un ricavo per i gestori tra i 500 e i mille euro al mese per ogni macchinetta installata. Per questo l’esempio della polisportiva vale doppio.
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