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Schiavi del gioco, 500 cercano aiuto 

Schiavi del gioco, 500 cercano aiuto 

Aiuto specializzato per chi è schiavo dell’azzardo tra Ausl, Ceis e “Giovanni XXIII”

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Il primo passo è il più difficile. Soprattutto quando si deve andare in un ambulatorio dove arrivano anche tabagisti, alcolisti e farmacodipendenti. Ma chi ha come alternativa il pestaggio o le minacce alla famiglia e magari il carcere, varcare il portone dell’Ospedale Estense può essere il male minore.

Bussare alle porte del Sert che si occupa in massima parte di tossicodipendenze non è facile. Ma è stata una scelta fatta nel 2016, nelle strutture pubbliche, da quasi 250 modenesi con il vizio del gioco, che non riescono a organizzare più la vita personale e famigliare, persa assieme alla dignità e ai soldi nel gioco d’azzardo legalizzato dallo Stato.

«Dai nostri riscontri - spiega il dott. Ferretti, responsabile del Sert - abbiamo verificato che chi si rivolge a noi ha già alle spalle debiti da migliaia di euro. Nel dettaglio? Da un minimo di 5-10 mila a 100 mila».

Case ipotecate di nascoste, piccole truffe, assegni protestati e molto altro ancora sono il disastro economico su cui sguazzano usurai e intermediari e che finiscono per affondare tutta la famiglia.

La scelta di fondo realizzata dall’Ausl di Modena è stata quella di affiancare a una risposta pubblica anche quella del terzo settore, con specifiche convenzione. Un campo in cui le associazioni cattoliche hanno il monopolio.

Ceis e “Associazione Giovanni XXIII” hanno già avviato programmi per il sostegno con i tossicodipendenti, con droghe illegali o legali; di qui la loro scelta di allargare ai “ludopatici”, questo il nome tecnico per definire chi gioca senza freni, visto che grazie al mondo delle parrocchie possono contare su una appoggi capillari sul territorio. «Ma attenzione - avvertono gli addetti ai lavori - A fianco dei 500 modenesi circa che chiedono aiuto a una struttura identificabile, ce ne sono dieci volte di più che continuano a perdere soldi senza ritegno prima di arrivare all’ultimo stadio della loro dipendenza. Insomma, chiedono aiuto quando ormai stanno per affogare e non sono più padroni di sé stessi». Le stime nazionali parlano di una percentuale del 3-5% della popolazione che finisce nel giro dell’azzardo legale, vicino a casa; ma, appunto, si tratta di approssimazioni perchè di statistiche attendibili non esistono. Nel vizio nascosto, coperto dalla vergogna e dalla povertà delle famiglie, le mafie monopolizzano i settori più redditizi dell’azzardo.

Fino a dove può spingersi il confine dell’autodistruzione con un’attività permessa dalla legge? Solo chi ci è passato in mezzo può conoscere sino a che punto si scende. Non è un caso che a Modena abbia aperto anche “Giocatori Anonimi” (sul modello di Alcolisti Anonimi) e a Vignola la “Giovanni XXIII” ha attivato una comunità dove l’isolamento è la prima regola. (s.c.)

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