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Sestola, una vita dedicata agli altri: donati gli organi di Flori

di Daniele Montanari
Sestola, una vita dedicata agli altri: donati gli organi di Flori

Ultimo gesto di solidarietà del 49enne morto dopo la caduta da una rupe  Il figlio: «Aiutava sempre il prossimo: giusto così». Era stato anche a Rigopiano

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SESTOLA. Ha compiuto l’ultimo estremo gesto di solidarietà Gian Luca Flori, andandosene via. Il 49enne di Roncoscaglia (Sestola) spentosi lunedì dopo quattro giorni di agonia, ha donato i suoi organi, che sono stati espiantati ieri al Policlinico Umberto I di Roma: hanno già salvato una vita e migliorato sensibilmente le condizioni di un’altra. Ma nelle prossime ore anche una terza persona potrebbe riacquistare speranza grazie a lui.

«Ne avevamo parlato alcune volte in famiglia – spiega il figlio Mattia, ancora strozzato dall’emozione – aveva detto che se gli fosse capitato qualcosa avrebbe voluto donare gli organi. E così abbiamo deciso di fare con la mamma: è sempre stato attento al prossimo, ed è giusto permettergli di essere generoso fino all'ultimo». Ne aveva affrontate tante Flori: era volontario Avap (dieci anni di servizio) tra Montecreto e Sestola, membro della Croce Rossa di Pavullo e della Cri militare per i soccorsi speciali, paracadutista con brevetto civile ottenuto sotto controllo militare, specializzato in interventi su incendi boschivi. È stato impegnato in innumerevoli scenari, anche in situazioni critiche: c’era tra i terremotati di Amatrice, e anche a Rigopiano. Il destino gli ha riservato una caduta fatale il 2 giugno, mentre stava facendo un’escursione con alcuni amici (non con la moglie) sul Cammino di San Benedetto tra Arpino e Roccasecca (Frosinone). L’incidente è avvenuto vicino alla Certosa di Trisulti, a Collepardo: è precipitato da una rupe per oltre cinque metri. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Lascia oltre alla moglie e al figlio anche una sorella e due fratelli.

Tra i tanti amici che hanno voluto lasciare un messaggio di cordoglio, Marco Biolchini, presidente dell’Avap di Montecreto: «Siamo rimasti tutti senza parole qui. Una perdita pesantissima sia sotto il profilo umano che formativo: Luca era un istruttore di comunità, uno che insegnava tutto ai soccorritori, fino alle manovre più delicate del massaggio cardiaco». Massimo Poggioli di Sestola Civica (a nome di tutto il gruppo): «Tra i ricordi, uno speciale – sottolinea – il 2011 quando nell’ambito del progetto “Due persone, un solo obiettivo” promosso dallo Sci Club Fanano abbiamo conseguito assieme l’attestato di guida di sci alpino per non vedenti. Il corso di formazione ci ha permesso di toccare con mano il mondo della disabilità, lasciandoci un’esperienza unica, soprattutto dal lato umano. Assieme abbiamo ricevuto l’attestato dalle mani di Giuliano Razzoli: i suoi occhi che brillavano, non li dimenticherò mai». «Ero con lui a San Felice e ad Amatrice, tra i soccorsi speciali Cri per i terremotati – ricorda Renzo Dinozzi – dico solo questo: non si fermava mai, sempre nella polvere, finché si teneva botta».
 

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