Gazzetta di Modena

Modena

Studio su vent’anni di immigrazione in città 

di Gaetano José Gasparini
Studio su vent’anni di immigrazione in città 

Ricerca dell’università di Modena: testimonianze di sei sassolesi d’adozione degli anni ’70 e ’80

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Sono stati presentati pubblicamente ieri, in sala consigliare, i dati della ricerca “Il posto di chi arriva. L’eredità culturale della immigrazione nella biografia storica del Distretto Ceramico”, realizzata dai ricercatori Giuseppe Morrone e Antonio Canovi del Laboratorio di Storia delle Migrazioni dell’Università di Modena e Reggio.

Al centro le testimonianze di sei immigrati, in rappresentanza delle due grandi ondate che hanno caratterizzato il distretto e che hanno contribuito a renderlo quello che è oggi: l’immigrazione interna, dal sud Italia negli anni ’70, e prima dall’Appennino (non considerata nella ricerca), e quella dall’estero a partire dalla fine degli anni ’80.

Lo studio, che ha unito l’analisi storica dei fenomeni migratori nel distretto e le testimonianze di 35 intervistati, in futuro potrebbe diventare un film e un libro. Tra i fatti storici ricordati l’unione creatasi tra immigrati del Meridione e autoctoni, già alla fine anni ’60 nelle rivendicazioni sindacali, e dagli anni ’70 sul tema della casa, che è poi per lungo tempo, e in parte ancora oggi, rimasto centrale: basti pensare alla tragedia dell’ex Campanella e ai successivi problemi nei palazzi-ghetto.

Tra le testimonianze quella di Mario Ledda, sassarese giunto a Fiorano nel 1965, un anno dopo rispetto alla famiglia: «Ho terminato gli studi – ha raccontato – e poi ho deciso di venire qui, prima con un incarico per il PCI poi come direttore del museo Ferrari. Fin da subito mi sono trovato molto bene e mi sono sentito accolto. Fu una lungimirante scelta, quella del PCI di quegli anni, di mescolare gli attivisti da ogni parte d’Italia».

A raccontare la loro storia di migrazione anche Innocenzo Capano, oggi membro del circolo L’Oasi, Nicola Caserta del circolo Fossetta Sant’Eufemia, che riunisce i numerosissimi membri della comunità irsinese a Sassuolo, Luca Vallone, promotore del gemellaggio con Nardò, Abdila El Bakkali di Agim e Abderrahman Jabri, che dal Marocco ha raggiunto Sassuolo in cerca di fortuna dopo numerose tappe.

L’attivista dell’Agim ha raccontato delle sue esperienze di interazione nell’infanzia. «Sono arrivato qui a tre anni – ha affermato El Bakkali – e ho un profondissimo legame con questo territorio dove sono cresciuto e dove mi sono avvicinato al mondo dell’associazionismo. Ricordo alcuni momenti più difficili, ma essere cresciuto qui mi ha dato grandi soddisfazioni e mi ha permesso di fare da ponte ai miei genitori nell’interagire con la cultura italiana».

Andrea Gilioli

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