lutto nel mondo della polizia
Addio al maresciallo Mecorio
Nella Mobile degli anni ’70 e ’80 indagò su sequestri e omicidi
2 MINUTI DI LETTURA
Lutto nel mondo della Polizia per la scomparsa del maresciallo Giacinto Mecorio, 82 anni, colonna della Squadra Mobile modenese tra gli anni ’70 e ’80, che lego assieme ai colleghi il suo nome in alcune delle indagini più delicate di quel ventennio. Le sue cornee sono state espiantate e sono state messe a disposizione per un trapianto per sua esplicita volontà.
Per tutti i suoi colleghi quando faceva servizio nella vecchia sede della Questura im via Saragozza era “Mec l’Etrusco” perchè il suo attaccamento al paese d’origine, Tuscania, era proverbiale. Chi lo conosceva da vicino però sapeva che il suo atteggiamento non appariscente era speculare a quello riflessivo e metodico del segugio. Già atleta nelle Fiamme Oro a Bologna, dove conobbe la moglie Giorgina Galletti, portò sul lavoro il passo del mezzofondista in cui eccelleva e lo scatto del judoka con cintura nera. Assieme ai colleghi Salucci, Zaccaria e Frisone fece parte del dream team che affrontò il decennio dei sequestri di persona a Modena: il caso Signorino e quello di Molinari nella Bassa dove venne catturato il telefonista della banda che permise di recuperare il cadavere. E poi ancora omicidi o arresti eccellenti come il nipote di Badalamenti, del boss della mala del Brenta Felice Maniero e dell’estorsione alla Parmalat con la minaccia di avvelenare il latte, nell’88.
La salma resterà oggi nelle camere ardenti del policlinico. I funerali si terranno domattina alle 10 nella chiesa parrocchiale di Soliera.(s.c.)
Per tutti i suoi colleghi quando faceva servizio nella vecchia sede della Questura im via Saragozza era “Mec l’Etrusco” perchè il suo attaccamento al paese d’origine, Tuscania, era proverbiale. Chi lo conosceva da vicino però sapeva che il suo atteggiamento non appariscente era speculare a quello riflessivo e metodico del segugio. Già atleta nelle Fiamme Oro a Bologna, dove conobbe la moglie Giorgina Galletti, portò sul lavoro il passo del mezzofondista in cui eccelleva e lo scatto del judoka con cintura nera. Assieme ai colleghi Salucci, Zaccaria e Frisone fece parte del dream team che affrontò il decennio dei sequestri di persona a Modena: il caso Signorino e quello di Molinari nella Bassa dove venne catturato il telefonista della banda che permise di recuperare il cadavere. E poi ancora omicidi o arresti eccellenti come il nipote di Badalamenti, del boss della mala del Brenta Felice Maniero e dell’estorsione alla Parmalat con la minaccia di avvelenare il latte, nell’88.
La salma resterà oggi nelle camere ardenti del policlinico. I funerali si terranno domattina alle 10 nella chiesa parrocchiale di Soliera.(s.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google