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Ausl: «Punto nascite Pavullo? Pericoloso per la salute»

di Daniele Montanari
Ausl: «Punto nascite Pavullo? Pericoloso per la salute»

 «In caso di emergenza mancano personale e competenze: così sono a rischio mamma e bambino»

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PAVULLO. «Gli specialisti sono assolutamente concordi nel ritenere pericolosi per la salute i punti nascite sotto i 500 parti all’anno. Pavullo non può rappresentare un’eccezione. È questa anche la posizione del Dipartimento Materno-Infantile dell’Ausl di Modena». Segna probabilmente la fine della battaglia per mantenere il reparto di Ostetricia questa conclusione del documento congiunto presentato martedì in Conferenza socio-sanitaria dai “tecnici” di competenza: Paolo Accorsi, Maria Cristina Galassi, Claudio Zanacca, Nicoletta Telleri e Silvia Vaccari. La posizione infatti è assunta alla fine di un’analisi molto critica sulla realtà pavullese, partendo dal drastico calo dei parti. Questa la convinzione di fondo: vanno centralizzate «tutte le situazioni che presentano uno scostamento anche minimo dalla fisiologia pura». In caso d’emergenza, infatti, c’è un’alta probabilità «che il punto nascite “piccolo” non abbia la competenza per affrontare la patologia».

I dottori fanno un’ipotesi clinica reale: distacco massivo di placenta in paziente con gravidanza fisiologica. In un grande centro «il problema è stato diagnosticato al primo sintomo e si sono attivati con codice rosso: 2 ginecologi, 3 ostetriche, un’infermiera, 2 strumentiste di sala operatoria, 2 anestesisti, un’infermiera della neonatologia e un pediatra neonatologo. Dal primo sintomo alla nascita sono passati 13 minuti: tutti i professionisti sono stati eccezionali. Mamma e neonato stanno bene. Ma 5 minuti in più avrebbero rappresentato la quasi certezza del dramma». Quindi il paragone: «A Pavullo, il risultato sarebbe stato lo stesso? No».

Questo anche perché «il cambio generazionale in atto ci ha portato a “perdere” esperti mentre i giovani che “maturano” ci sono a Carpi e a Sassuolo, non certo a Pavullo». I dottori citano un caso verificatosi a Pavullo che ha visto l’Ausl perdere in Tribunale per documentate carenze organizzative. E rimarcano: «Sono pochi gli specialisti (neonatologi o rianimatori) in grado di prestare il livello di assistenza richiesto; e quei pochi non sono disponibili a lavorare a Pavullo. È un fatto, non un’opinione». I dottori rassicurano invece sulla prima paura legata allo spostamento in pianura: che durante il viaggio arrivi la crisi: «Nessuno vuole banalizzare il problema, e soprattutto le possibili paure delle utenti e delle famiglie – notano - ma i parti che si espletano in auto nel percorso verso l’ospedale si caratterizzano per mamme e neonati in ottime condizioni di salute: non è mai un travaglio rapido a condizionare la salute della mamma e ancor più del neonato». Intanto, a rilanciare la protesta contro la chiusura è l'Udi Modena, che ricorda anche come a Pavullo si sia riscontrato il 100% di obiettori alla legge 194, e quindi già una “mobilità imposta” alle donne per abortire. «Si chiedeva di porre immediato rimedio a questa grave situazione» nota l’Udi. «La chiusura del punto nascite è, per caso, una risposta? Noi temiamo di sì, ma quella sbagliata».
 

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