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I campi hanno sete Boom di irrigazioni 

I campi hanno sete Boom di irrigazioni 

Record negativo, i prelievi dai fiumi partiti già da aprile Consorzio PM: «Confidiamo nel Po, un guaio se non piove»

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Le irrigazioni nei campi sono partite ad aprile arrivando sino a oggi a toccare 4 mila ettari di campagna modenese e 1,4 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento del 40% sull’anno scorso.

Questi i primi dati del Consorzio Parmigiana Moglia che si occupa di garantire l’acqua nei campi per una buona parte della nostra pianura soprattutto sul lato del Secchia e da Campogalliano a Carpi verso la Bassa. Frutteti, vigneti e mais hanno bisogno di grandi volumi d’acqua se non arriva la pioggia e l’estate di quest’anno ha tutte le premesse per essere una delle peggiori degli ultimi cento anni.

Già l’Osservatorio Meteo dell’università ci ha ricordato che la stagione che stiamo attraversando è una delle tre più calde da quando, nel 1830, sono iniziate le metodiche rilevazioni dal Palazzo Ducale.

Un quadro a tinte fosche che si lega con le preoccupazioni non solo degli agricoltori ma di tutti quelli che operano nel distretto alimentare, dalla conservazione agli imballaggi passando per i trasporti. Ad esempio, il primo taglio del fieno è stato fatto, ma gli altri due che di solito vengono fatti? Che accadrà se le nuvole restano asciutte? E quali saranno le conseguenze per il ciclo del Parmigiano Reggiano che ha uno dei punti di forza proprio nella filiera corta dal prato alla stalla?

«Per ora non siamo in sofferenza e possiamo contare su un discreto afflusso del Po - garantisce Domenico Turazza, direttore del Consorzio di Bonifica Parmigiana Moglia - Tutto questo almeno per altri sette, dieci giorni riusciamo a far fronte alle richieste degli agricoltori soprattutto nelle zone servite dal grande fiume, a Carpi e nella Bassa. Abbiamo qualche difficoltà in più per il Secchia ma stiamo facendo il possibile per equilibrare i prelievi e garantire tutti gli agricoltori nelle varie zone. certo che le premesse, e le previsioni, non sono incoraggianti. Sinora siamo messi come nel 2003, ci manca poco».

Nessuno ancora parla apertamente di grande sete per la campagna, ma il calo della produzione viene dato per scontato sia per le pere che per i frutteti e il mais. Ma è l’uva a destare più preoccupazioni, perchè il prodotto più pregiato della campagna estiva rischia di essere messo in crisi dalla siccità incombente. Se le colture orticole stanno pagando un prezzo severo alla mancanza d’acqua, anche i produttori di vino scrutano il cielo con ansia. E tengono le dita incrociate sperando che i temporali o piogge alluvionali non distruggano il lavoro di un anno. (s.c.)

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