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Il killer di Londra e gli jihadisti emiliani  

Il killer di Londra e gli jihadisti emiliani  

La madre vive vicino a Vignola. Due le espulsioni nel Modenese da gennaio. La comunità islamica: «Non lo conoscevamo»

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Tra Fagnano, frazione di Valsamoggia, e il territorio modenese la distanza è di pochi chilometri. La località incastrata nelle colline bolognesi è salita alla ribalta delle cronache perché è lì che vive Valeria Khadja Collina, la madre di Youssef Zaghba, uno dei tre terroristi autori dell’attentato di sabato sera al London Bridge (8 morti e 48 feriti).

Madre italiana e padre marocchino, Youssef era ben noto alle forze di polizia italiane, dato che il 15 marzo del 2016 era stato fermato all’aeroporto Marconi di Bologna mentre stava per salire su un volo per Istanbul: un ragazzo solo, senza biglietto di ritorno e appena uno zainetto come bagaglio aveva insospettito la Polaria.

«Che cosa vai a fare in Turchia?», gli chiedono. E lui se ne esce con una battuta infelice: «Il terrorista», per poi correggersi con «il turista». La Digos interviene, perquisendo la sua abitazione a Fagnano, e gli sequestra due cellulari, due ipad e altrettante schede sim oltre al passaporto italiano. Sugli apparecchi tecnologici vengono trovati video e file inneggianti allo Stato islamico. Ce n’è abbastanza per aprire un fascicolo per terrorismo internazionale. Ma il sequestro viene poi annullato dal tribunale del Riesame perché le prove raccolte sono ritenute insufficienti.

Ma il suo nome resta nel taccuino della polizia, tanto che l’unica volta in cui è rientrato per una decina di giorni in Italia è stato sempre pedinato dalla Digos. La radicalizzazione di Youssef, tuttavia, è avvenuta prima attraverso internet («Mi mostrava i video dell’Isis», ha dichiarato la madre a L’Espresso) e in via definitiva a Londra. Tanto che «Youssef - come ha affermato Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica bolognese - non frequentava gli ambienti islamici di Bologna». E nemmeno quelli di Modena e Vignola, come confermano i rappresentanti delle maggiori moschee: «Non lo abbiamo mai visto frequentare i nostri luoghi di culto».

L’Emilia Romagna resta comunque un luogo a rischio per la radicalizzazione di terroristi islamici. Dall’inizio dell’anno a Modena sono stati due i casi di espulsioni per il rischio di radicalizzazione. Il primo a marzo, quando venne allontanato dal Paese un 25enne marocchino residente a Sassuolo, il secondo pochi giorni fa con l’allontanamento di un 32enne residente a Modena che esultò alla notizia degli attentati di Stoccolma.

Ma da Imola a Parma la lista delle persone in odore di Isis dal 2015 ad oggi si è fatta piuttosto lunga, tanto che conta una trentina di potenziali jihadisti. Più Youssef, il killer di Londra. (gib)



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