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Mario Giovanardi e Modena "Duomo, Pomposa, Ermes, il Mata sperando in una città europea"

di MARIO GIOVANARDI
Mario Giovanardi e Modena "Duomo, Pomposa, Ermes, il Mata sperando in una città europea"

L’artista modenese Mario Giovanardi racconta la sua Modena, tra ricordi del passato e i luoghi d’arte. 1) La casa di via Monte Kosica. Dove sono nato, oggi è un centro per l’impiego, nel dopoguerra...

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L’artista modenese Mario Giovanardi racconta la sua Modena, tra ricordi del passato e i luoghi d’arte.

1) La casa di via Monte Kosica. Dove sono nato, oggi è un centro per l’impiego, nel dopoguerra era nota come “Mondariso” perché era il punto di partenza delle mondine per le risaie tramite treni speciali.
2) Piazza della Pomposa. Dove abito, le linee architettoniche del Rinascimento mi suscitano sempre il sentimento di pace che corrisponde all’essere a casa.
3) Osteria “Naturalmente”. Dall’amico Vincenzo, tappa obbligata dove fermarsi, forse il Lambrusco di Sorbara per me ha dignità di luogo.
4) Galleria Mazzoli. Con pochi passi da casa mia posso arrivare alla galleria dove l’arte è padrona di casa. La pittura è il linguaggio espressivo che mi rappresenta meglio di qualsiasi parola.
5) Ermes. Oggi, a causa della serranda chiusa, è un angolo spento, un pezzetto di memoria sospeso nell’incertezza e nella speranza di altre giornate da passare con amici, con le gambe sotto a una tavola imbandita, a darsi dei “gabbiani” più o meno affettuosi.
6) Galleria Estense. Anche l’anima ha bisogno di convivio e qui trovo sempre ottima compagnia, appena varcato il portone, il parcheggio sembra appartenere a una dimensione lontana e le opere silenziosamente mi dicono sempre cose nuove.
7) Duomo. Un luogo, patrimonio dell’umanità, che mi appartiene per frequentazione quotidiana; visuale esterna della facciata o sosta all’interno punteggiano la scansione della mia giornata, in particolare la panchina all’uscita del Borgo di S. Eufemia. Modena, se ci si conosce, è grande come una casa, il mio amico Ugo Cornia dice che è piccolissima, eppure immensa come il posto in cui si è nati.
8) Il palazzo delle Belle Arti. Sono stato studente del Venturi, in quelle aule neo-classiche ho maturato la volontà di frequentare l’accademia di Firenze e quando passo e vedo la statua di Saturno che divora i suoi figli mi emoziono e vedo tante vicende simili nei figli di questa città.
9) Ex-manifattura Tabacchi. Uno scorcio metafisico in cui il “cavallo di Modena” sottolinea l’importanza pubblica dell’arte, l’evoluzione del paesaggio, nel rispetto dell’architettura, testimonianza degli uomini che l’hanno utilizzata e parte integrante di storia e vita della città. Spero di vedere un MATA meno provvisorio, uno spazio permanente che faccia tornare Modena una città europea.
10) Complesso di Santa Chiara. Alla stessa distanza sul lato opposto della via Emilia, nelle viscere del centro storico c’è il mio eremo silenzioso, qui si trova l’atelier in cui lavoro, il chiostro parla di quiete derivata dall’essere stato un convento, il portico lesionato ricorda la funzione di caserma del periodo ducale e post unitario e i bombardamenti subiti nell’ultima guerra.

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