Un cappotto rosso griffato Modena
di Maria Vittoria Melchioni
Nastro d’Argento a “Sole cuore amore” di Daniele Vicari il capo icona del film creato da Francesca e Roberta Vecchi
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Moda e Cinema sono da sempre un binomio inscindibile. Gli appassionati del grande schermo arrivano a ricordarsi le battute dei personaggi, ma la gran parte degli spettatori si ricorda cosa indossava chi in questa piuttosto che in quella pellicola. Il potere evocativo degli abiti è parte integrante della costruzione di un personaggio: lo sanno perfettamente i registi, gli attori e, a maggior ragione, i costumisti, i primi a dare vita con la loro creatività alle figure che vedremo muoversi sulla pellicola.
È il caso specifico delle sorelle Francesca e Roberta Vecchi che grazie al cappotto rosso indossato da Isabella Ragonese in “Sole Cuore Amore” di Daniele Vicari, hanno conquistato le prime pagine degli spettacoli dei quotidiani nazionali e degli speciali tv dedicati al film. La pellicola è fresca vincitrice di un "Nastro d'argento Speciale" per aver lasciato un segno fondamentale, oltre per la qualità cinematografica, per l'attenzione particolare al tema sociale del lavoro. I premi, assegnati dal sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici, sono stati consegnati ieri al Maxxi di Roma. Di cappotti rossi se n’erano già visti al cinema e tutti hanno avuto un grande impatto sull’emotività degli spettatori. Chi non ricorda il cappottino rosso della bimba di “Schindler’s List” o quello dal significato più gaudente e godereccio della Gradisca del felliniano “Amarcord”? «Quello indossato da Isabella per dare vita ad Eli è simbolico – raccontano le gemelle Vecchi - è un segnale di resistenza al grigio imperante della metropoli e della vita che vuole inghiottirla. E’ stato un messaggio molto forte, che è diventato virale con l’approdo del film nei cinema». Il rosso è ovunque: dal nome del bar "Rosso Relativo", dei costumi di Eva mentre danza la Carmen, della passione che Mario nutre per Eli, delle insegne luninose nella notte, dei bus dell'Acotral, della fatica che ti crepa gli occhi. "La teoria dei colori di Goethe parla dell'azione sensibile-morale dei colori - spiega il regista Daniele Vicari - il rosso del cappotto è una reazione che fa emergere Eli dal grigio, dalla brutturia, dalla meschinità, delineando la sua individualità in mezzo alla massa".
Nanni Moretti, nella serata della prima nel suo cinema "Sacher" avvenuta il 5 maggio a Roma, ha elogiato la geniale intuizione delle due costumiste modenesi. Stilisticamente il cappotto è un capo vintage della fine degli anni '60, in lana cotta. «Ruvido, riutilizzato, di alta sartoria. Sicuramente Eli non se lo sarebbe potuto permettere - raccontano Francesca e Roberta - ma sono proprio queste caratteristiche del cappotto che vanno a permearsi con la vita che conduce la protagonista: che è ruvida, sempre uguale nel tempo, capitata ad un'anima più elevata delle altre che non poteva permettersi tanta fatica».
Le due costumiste custodiscono gelosamente il cappotto (che Isabella Ragonese voleva tenere una volta finite le riprese) nel loro circolo culturale "Il Posto" in via Castelmaraldo: «Siamo impegnate su due set ora (un tv movie sulla mafia abientato negli anni '80 con la regia di Vicari e il nuovo film top secret di Ligabue), appena termineremo organizzeremo un ciclo di serate ad hoc su questo capo divenuto ormai iconico».
È il caso specifico delle sorelle Francesca e Roberta Vecchi che grazie al cappotto rosso indossato da Isabella Ragonese in “Sole Cuore Amore” di Daniele Vicari, hanno conquistato le prime pagine degli spettacoli dei quotidiani nazionali e degli speciali tv dedicati al film. La pellicola è fresca vincitrice di un "Nastro d'argento Speciale" per aver lasciato un segno fondamentale, oltre per la qualità cinematografica, per l'attenzione particolare al tema sociale del lavoro. I premi, assegnati dal sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici, sono stati consegnati ieri al Maxxi di Roma. Di cappotti rossi se n’erano già visti al cinema e tutti hanno avuto un grande impatto sull’emotività degli spettatori. Chi non ricorda il cappottino rosso della bimba di “Schindler’s List” o quello dal significato più gaudente e godereccio della Gradisca del felliniano “Amarcord”? «Quello indossato da Isabella per dare vita ad Eli è simbolico – raccontano le gemelle Vecchi - è un segnale di resistenza al grigio imperante della metropoli e della vita che vuole inghiottirla. E’ stato un messaggio molto forte, che è diventato virale con l’approdo del film nei cinema». Il rosso è ovunque: dal nome del bar "Rosso Relativo", dei costumi di Eva mentre danza la Carmen, della passione che Mario nutre per Eli, delle insegne luninose nella notte, dei bus dell'Acotral, della fatica che ti crepa gli occhi. "La teoria dei colori di Goethe parla dell'azione sensibile-morale dei colori - spiega il regista Daniele Vicari - il rosso del cappotto è una reazione che fa emergere Eli dal grigio, dalla brutturia, dalla meschinità, delineando la sua individualità in mezzo alla massa".
Nanni Moretti, nella serata della prima nel suo cinema "Sacher" avvenuta il 5 maggio a Roma, ha elogiato la geniale intuizione delle due costumiste modenesi. Stilisticamente il cappotto è un capo vintage della fine degli anni '60, in lana cotta. «Ruvido, riutilizzato, di alta sartoria. Sicuramente Eli non se lo sarebbe potuto permettere - raccontano Francesca e Roberta - ma sono proprio queste caratteristiche del cappotto che vanno a permearsi con la vita che conduce la protagonista: che è ruvida, sempre uguale nel tempo, capitata ad un'anima più elevata delle altre che non poteva permettersi tanta fatica».
Le due costumiste custodiscono gelosamente il cappotto (che Isabella Ragonese voleva tenere una volta finite le riprese) nel loro circolo culturale "Il Posto" in via Castelmaraldo: «Siamo impegnate su due set ora (un tv movie sulla mafia abientato negli anni '80 con la regia di Vicari e il nuovo film top secret di Ligabue), appena termineremo organizzeremo un ciclo di serate ad hoc su questo capo divenuto ormai iconico».
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