Lambrusco, un vino top di gamma
Secondo il giudizio comune, certi vini sono i migliori e chi non è allineato al pensiero unico è considerato stupido.Questo crea confusione rispetto a lasciare le persone libere di bere quello che...
MODENA. Secondo il giudizio comune, certi vini sono i migliori e chi non è allineato al pensiero unico è considerato stupido.
Questo crea confusione rispetto a lasciare le persone libere di bere quello che preferiscono, indipendentemente dal costo della bottiglia.
E se il Lambrusco fosse il vino più buono del mondo?
Gli esperti a seconda del carattere reagirebbero con sdegno o ilarità sentendosi provocati da questa domanda, ma proviamo ad andare oltre, cominciamo a prenderci sul serio per una volta. Certo di Lambrusco ce ne sono tanti, smettiamo per un attimo di vantarci di avere il vino più venduto del mondo e restiamo focalizzati sul fatto di essere il vino più buono del mondo, quindi tralasciamo tutte quelle bottiglie di bassa qualità, quei plotoni sugli scaffali venduti a meno di 2 euro a bottiglia, appetibili economicamente perché è tradizione che il Lambrusco sia un vino popolare ma la dignità del Lambrusco, del territorio e delle persone non si può svendere, quindi investendo un paio di euro in più possiamo veramente dare una svolta.
Il mondo del Lambrusco vive una situazione surreale perché, spendendo tra i 5 e i 10 euro, si può comperare al supermercato, in enoteca o direttamente in cantina, un Lambrusco di alta qualità quello che, se fosse un automobile, il concessionario definirebbe il Top di Gamma scegliendo tra differenti modelli più aerodinamici, classici o veloci.
Ma perché il Lambrusco diventi il vino più buono del mondo si deve fare una piccola rivoluzione dando maggiore importanza al giudizio soggettivo rispetto a quello oggettivo perché descrivere oggettivamente un Lambrusco significa per antonomasia definirlo un oggetto, mentre il Lambrusco è un vino unico con grandi caratteristiche, è un contenitore di sapori e profumi che vengono filtrati dalla persona che annusa e degusta facendone un esperienza soggettiva attraverso sensi considerati secondari.
I grandi esperti avranno mille termini e maggiore cognizione per descrivere un sorso ma il loro palato ha le stesse potenzialità di quelle di un bevitore inesperto che in quanto tale brancolerà nel buio senza avere le parole giuste dove aggrapparsi.
La rivoluzione dovrebbe essere quella di cambiare i canoni di giudizio del vino abbandonandoci al piacere, alla gioia, perché è innegabile che la bottiglia di Lambrusco è sempre quella che finisce prima.
* Il Lambruscologo
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