Si licenzia per aiutare il figlio malato gravemente
di Alfonso Scibona
Fabrizio Benassi: «Le istituzioni e i Servizi Sociali si rimpallano responsabilità» «Nessun riconoscimento e nessun sostegno». Ha scritto anche a Mattarella
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Anni di lotta per vedere riconosciuti i propri diritti e quelli del figlio malato, poi la decisione di coinvolgere, al momento solo con lettere (che hanno già avuto risposta) le più alte cariche dello Stato. È l'odissea di Fabrizio Benassi, sassolese, padre di Matteo, oggi ventenne, colpito da una doppia malattia che la sanità pubblica fatica a riconoscere nella sua complessità e nel trattarla con le dovute assistenze farmacologiche e assistenziali, anche pecuniarie. «Credo si tratti davvero di malasanità – denuncia Fabrizio Benassi – che ha provocato un vero e proprio terremoto nella mia vita familiare, colpita negli affetti ed a causa di queste lungaggini burocratiche adesso disgregata. Il caso di mio figlio Matteo è stato segnalato fin dalla sua nascita, ormai vent'anni fa, come problematico nello sviluppo biopsicosociale del bambino. Nel corso degli anni ho cercato di far riconoscere questa sua carenza ma i risultati sono stati pessimi». L'essere inascoltato da parte della sanità locale non ha portato Benassi a gettare la spugna, anzi. Con le risorse disponibili (pensione del padre, col quale vive, ed un assegno da 280 euro, più lo stipendio da precario di un lavoro che ha dovuto abbandonare per curare il figlio) ha girato l'Italia in cerca di cure, farmaci e assistenza. Adesso rilancia quella battaglia. «In materia di legislazione sanitaria – continua – l'individuazione di un giovane con disabilità avviene attraverso un accertamento collegiale con un neuropsichiatra infantile, uno psicologo ed un assistente sociale. Questi signori, negli anni, hanno liquidato il tutto dicendo che Matteo doveva essere seguito dai Servizi Sociali i quali, da parte loro, respingevano tutto al mittente. Solo nel 2014 è stata redatta una relazione collegiale con la quale si diagnosticava un “disturbo psicotico con componente bipolare e ritardo cognitivo medio”. Servirebbe un riconoscimento da parte dell'Usl sassolese con un sostegno sia economico che di sollievo alla famiglia che, dopo il divorzio da mia moglie, finito anche per questo peregrinare, è composta solo da me, da Matteo e dal mio anziano padre». Benassi ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella, alla presidente della Camera dei deputati Boldrini, al governatore della Regione Bonacini, al cardinale sasolese Ruini e, ad onor di verità, c'è da dire che da tutti ha avuto risposta, con il presidente della Repubblica che ha passato l'interessamento al ministro della Salute. A livello locale c'è stato anche un contatto con il sindaco Claudio Pistoni. «Obiettivi – conclude – sono avere un posto fisso di lavoro, con l'aiuto di qualcuno, e che l'assistenza domiciliare a mio figlio passi da 2 a 3 volte alla settimana: è chiedere troppo? Non credo».
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