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«Urbanistica, legge permissiva» 

Tutti i partiti di sinistra contro la nuova normativa di Bonaccini. Stasera l’incontro

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Da una parte un deficit nel processo democratico, dall’altra una libertà di iniziativa eccessiva concessa al privato.

Di fatto, a meno che non cambino le cose adesso, un ‘No’ a una legge considerata un po’ troppo… renziana, nel senso di costruita un po’ troppo in fretta e non sufficientemente condivisa.

Le perplessità nei confronti della nuova legge urbanistica firmata dalla giunta regionale guidata da Stefano Bonaccini vengono da tutta la sinistra modenese, che domani (dalle 9.15 alle 13.30) si ritroverà alla palazzina Pucci di via Canaletto per un incontro pubblico dedicato proprio alla nuova normativa che sarà recepita anche dal piano strutturale in via di costruzione a Modena.

Un incontro a cui parteciperanno tutte le sigle della sinistra, da quelle che fanno parte della maggioranza all’opposizione in Regione e a Modena: da Articolo Uno-Mdp a ‘Per me Modena’, passando per Sinistra italiana, Rifondazione comunista e Pci, L’Altra Emilia Romagna, Campo progressista e ‘Possibile’.

A illustrare il problema principale della legge della giunta Bonaccini è Paolo Trande, ex capogruppo del Pd a Modena, oggi leader di Mdp: «La legge - spiega - è nata con un processo democratico deficitario, dal momento che non è stato previsto alcun passaggio nei Consigli comunali. Allo stesso tempo, c’è un’enorme distanza tra ciò che viene dichiarato come obiettivo e gli strumenti messi in campo per raggiungerlo».

«Non mettiamo in dubbio il fatto che serva una nuova legge urbanistica - incalza Trande - ma diciamo no alla legge che è stata proposta e pensiamo che in Consiglio regionale ci sia lo spazio per migliorarla. Crediamo inoltre che i consigli comunali debbano tornare ad essere i luoghi in cui fare pianificazione urbanistica».

La sinistra modenese, insomma, dice no ad una legge considerata un pò troppo tendenziosa.

«Non c’è dubbio - conclude Trande - che uno dei tratti del renzismo sia la velocità eccessiva, che c’è stata anche per questa legge». Un no convinto arriva anche dall’ex assessore all’Urbanistica Andrea De Pietri, esponente di Sinistra Italiana, secondo il quale «il piano toglie ruolo ai Comuni, e quindi ai cittadini, lasciando l’iniziativa al privato, mentre le amministrazioni avranno solo 60 o 120 giorni per rispondere alle richieste: un tempo troppo breve soprattutto per i piccoli Comuni, che finiranno così per dare il via a gran parte dei progetti».

Luca Gardinale

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