Gazzetta di Modena

Modena

Blue Whale, ci sono quattro casi sospetti 

di Francesco Dondi
Blue Whale, ci sono quattro casi sospetti 

Indaga il pool specializzato della Procura. Lucia Musti: «Cerchiamo di prevenire, ma i genitori facciano attenzione»

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Istigazione al suicidio contro ignoti o semplici indagini conoscitive senza - al momento - alcun reato riscontrato: sono gli estremi entro cui si muove il pool della Procura di Modena, che sta valutando alcuni casi di Blue Whale, l’autolesionistico gioco adolescenziale che sta mettendo in allerta centinaia di genitori. Dopo le numerose telefonate alle forze dell’ordine di papà e mamme preoccupati, ora anche la magistratura geminiana ha gli atti per affrontare di petto una “moda” drammatica, capace di sfociare anche nel suicidio.

Sono infatti quattro i casi sospetti finiti sui tavoli dei pm Marco Imperato, Katia Marino e Maria Angela Sighicelli, il gruppo che si occupa di fascicoli legati ai minorenni. Ma tutto il resto della Procura, guidata da Lucia Musti, è pronto ad approfondimenti nel caso in cui gli episodi di Blue Whale riguardassero maggiorenni.

Le segnalazioni sospette sono arrivate dal mondo degli assistenti sociali e della scuola, ma è ancora presto per poter dire se effettivamente siano collegate al gioco autolesionistico che si diffonde attraverso internet. Soprattutto perché - ha spiegato il procuratore capo - i ragazzini sono soliti cancellare le chat per evitare di lasciare tracce del loro approccio al pericoloso percorso in rete.

Ma il lavoro dei magistrati si sta sviluppando ad ampio raggio. Pur mancando un protocollo operativo, non ancora istituito dal ministero dell’Interno, si cerca comunque di avere un collegamento costante sia con la Procura dei minori di Bologna sia per la Polizia Postale. Nel primo caso, infatti, Musti e la collega Silvia Marzocchi, si sono confrontate per le misure preventive civilistiche, allertando i Servizi sociali dei Comuni affinché vigilino sul controllo che le famiglie esercitano sui figli minorenni fino, eventualmente, ad attuare scelte drastiche nel caso in cui si riscontrassero situazioni pericolose e incontrollabili.

Con la Postale, invece, si scaverà nel mondo del web, andando alla ricerca di reati perseguibili penalmente. Ma proprio l’abusato o lo scorretto modo di utilizzare internet è il problema principale.

«Il fenomeno Blue Whale - aggiunge Lucia Musti - c’è ed è molto allarmante, ma da internet possono nascere altre fattispecie criminose con reati non previsti dal nostro legislatore. Pare difficile arrivare all’ipotesi di un rinvio a giudizio, però, dato che, come detto, in rete è difficile risalire ai responsabili. Il fenomeno è pericoloso e gravissimo e allo stato delle cose è più un discorso di prevenzione, educazione, attenzione da parte di genitori e scuola».

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