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Lezioni di sesso «Si deve parlarne coinvolgendo tutti» 

Lezioni di sesso «Si deve parlarne coinvolgendo tutti» 

Il caso delle scuole S. Agnese: le esperte Pedroni e Taddia spiegano il giusto approccio nell’educazione ai bimbi

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Per loro è ‘emozionante’, ma allo stesso tempo ‘eccitante’... e anche un po’ ‘imbarazzante’. D'altra parte, sanno benissimo che, se vuoi bene a qualcuno, puoi esprimerlo in mille modi: ad esempio ‘essendo sempre sinceri con lui’, oppure ‘facendogli le coccole’. Le parole, colorate e accompagnate da disegni, vengono fuori dal quaderno di Ilia e Mary: a scrivere, però, non sono loro, ma i bambini di tante scuole modenesi, soprattutto delle classi quarte e quinte elementari. Perché, anche se il caso delle scuole Sant’Agnese di Modena e dei testi troppo espliciti continua a far discutere, è bene ribadire che parlare di sessualità alle elementari si può (e forse si deve). Mariarosa Pedroni e Ilia Taddia sono due biologhe modenesi, specializzate in biopsicosessuologia, che da oltre vent’anni lavorano nelle scuole della nostra provincia - in passato hanno lavorato anche alle Sant’Agnese - e ultimamente anche nelle parrocchie, proponendo corsi di educazione all’affettività e alla sessualità: due sfere strettamente legate e che non possono essere scisse.

«La sessualità - spiegano - è una componente fondamentale della personalità di ciascun individuo, e di conseguenza anche la scuola dovrebbe proporre, come parte integrante di un progetto educativo, percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità già a cominciare dalle elementari. Allo stesso tempo, è importante che i bambini abbiano la possibilità di esprimere i propri dubbi sulla sessualità: in caso contrario, andranno alla ricerca delle risposte dai compagni o dai mezzi di comunicazione, con il rischio di non capire o di incorrere in immagini per adulti».

Così, dopo un percorso di oltre vent’anni in cui hanno dovuto mettersi in discussione, analizzando l’educazione ricevuta e i loro pregiudizi, le dottoresse Taddia e Pedroni hanno iniziato a proporre il percorso ‘Scoprirsi bambini, scoprirsi bambine’ alle elementari: «Spesso si parte dalla quarta - spiegano - e i bambini si dimostrano entusiasti perché trovano risposte chiare, avendo allo stesso tempo l’opportunità di raccontare le loro esperienze. Questo sia per quanto riguarda le relazioni affettive, sia per i dubbi relativi al loro corpo che cresce e si trasforma».

Un percorso che coinvolge gli insegnanti, sempre presenti agli incontri in classe, e i genitori, che partecipano agli incontri fuori dalla scuola. «La cosa più importante - riprendono - è tenere presente che l’educazione alla sessualità deve essere accompagnata da un’educazione all’affettività e alle relazioni. La sessualità comprende infatti tre aspetti che è importante considerare: quello biologico, quello relazionale-affettivo e quello culturale: educare alla sessualità, quindi, vuol dire analizzare le relazioni che i bambini hanno con loro stessi, con il proprio corpo e con gli altri».

Ma quando si arriva a parlare di sesso, dunque? «In un percorso di dieci incontri ci arriviamo intorno al sesto - concludono - cercando di usare parole chiare, ma adeguate alla loro età». Perché anche i bambini di dieci anni, insomma, vogliono e devono parlare di quella cosa emozionante, eccitante e un po' imbarazzante.

Luca Gardinale

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