Ultimo ballo al Poggio70 poi le ruspe in azione
di Andrea Gilioli
In settecento alla festa amarcord di chi frequentava la storica discoteca Il figlio del fondatore, Stefani: «Anni indimenticabili». Sarà un’area residenziale
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Settecento persone, provenienti da tutto il distretto ceramico modenese e reggiano, hanno preso parte l’altra sera al saluto al mitico Poggio70, storica “casa del divertimento” di Veggia, dove sin dagli anni Settanta migliaia di giovani hanno trascorso momenti indimenticabili.
Il locale, con discoteca e balera, ristorante, piscina e pista da pattinaggio, dopo quasi 20 anni di abbandono verrà infatti abbattuto per fare spazio ad alcuni edifici residenziali, e i tanti che lo hanno amato hanno voluto dargli l’ultimo saluto, cogliendo anche l’occasione per incontrarsi di nuovo. A organizzare è stato Moreno Mazzieri insieme a tanti amici e al figlio di uno dei fondatori del Poggio, Stefano Stefani, che ha rievocato la storia del locale.
«Il Poggio fu il frutto dell’idea visionaria di tre amici - racconta Stefano - mio padre Luigi, Ido Abbati e Maurizio Stefani, che in un periodo economicamente conveniente decisero di unire le componenti del divertimento in un unico luogo. Questo fu il primo grande locale della zona, prima del Picchio Rosso, del Picadilly e del Kiwi. Allora in zona c’era solo il Poker, che però era una discoteca, mentre qui c’erano anche il ristorante e la piscina». Dopo gli anni d’oro, in cui si ricorda la “mitica” estate dell’’85, in cui la discoteca estiva, allestita quasi per caso, l’Angelo Reale, riunì oltre 3mila persone facendo il pienone per mesi, le mode iniziarono a cambiare e arrivò la pista di pattinaggio, rimasta nei ricordi di migliaia di sassolesi.
Sul finire degli anni Novanta il locale venne affittato a un nuovo gestore con il nome di Kelly, con musica, cibo e bingo. Poi l’oblio e la chiusura, sorte comune a tanti altri templi del divertimento degli anni Settanta e Ottanta. Ormai il Poggio è un ammasso di ruderi. «Il locale - ricorda Giuliana Camurani, alla festa d’addio insieme alle sorelle Mirella e Marilena, con la maglietta creata ad hoc - era nato per il liscio,con esibizioni di Casadei, Castellina Pasi e altri grandi complessi». «Ricordo le prove degli Area - aggiunge Marilena - erano davvero all’avanguardia ed eravamo emozionatissimi. Di qui sono passati tutti. Vennero, in ordine sparso ed incompleto, Iva Zanicchi, Mal, Rocky Roberts, Nomadi, Equipe 84, Stadio, Dik Dik, Orietta Berti, i New Trolls, Pierangelo Beroli, gli Area, i Delirium». Al Poggio arrivavano giovani da più parti. Durante la serata sono stati ricordati i tanti amori sbocciati tra la piscina e la pista da ballo, il divertimento coi pattini e i grandi eventi musicali. «Unico rimpianto - aggiuge Giuliana - fu non ospitare i Pooh, che vidi al Piccadilly di Sassuolo, altro locale, chiuso da tempo ma vivo nei ricordi, che tra pochi mesi non esisterà più». E mentre le vecchie discoteche scompaiono, dato che il settore è in profonda crisi, qualcuno, ripensando ai tempi andati, ha un’idea su cosa servirebbe per ritrovare quel tipo di diverimento. «Dobbiamo togliere gli smartphone - sottolineano Stefani e Rossana Vecchi - Quelli una volta non c’erano e si parlava. Si veniva qui per trovarsi, per conoscersi. Oggi con la tecnologia pensiamo di essere più in contatto, invece siamo divisi». Durante la festa sono stati raccolti anche fondi per la scuola di Sant’Antonino.
Il locale, con discoteca e balera, ristorante, piscina e pista da pattinaggio, dopo quasi 20 anni di abbandono verrà infatti abbattuto per fare spazio ad alcuni edifici residenziali, e i tanti che lo hanno amato hanno voluto dargli l’ultimo saluto, cogliendo anche l’occasione per incontrarsi di nuovo. A organizzare è stato Moreno Mazzieri insieme a tanti amici e al figlio di uno dei fondatori del Poggio, Stefano Stefani, che ha rievocato la storia del locale.
«Il Poggio fu il frutto dell’idea visionaria di tre amici - racconta Stefano - mio padre Luigi, Ido Abbati e Maurizio Stefani, che in un periodo economicamente conveniente decisero di unire le componenti del divertimento in un unico luogo. Questo fu il primo grande locale della zona, prima del Picchio Rosso, del Picadilly e del Kiwi. Allora in zona c’era solo il Poker, che però era una discoteca, mentre qui c’erano anche il ristorante e la piscina». Dopo gli anni d’oro, in cui si ricorda la “mitica” estate dell’’85, in cui la discoteca estiva, allestita quasi per caso, l’Angelo Reale, riunì oltre 3mila persone facendo il pienone per mesi, le mode iniziarono a cambiare e arrivò la pista di pattinaggio, rimasta nei ricordi di migliaia di sassolesi.
Sul finire degli anni Novanta il locale venne affittato a un nuovo gestore con il nome di Kelly, con musica, cibo e bingo. Poi l’oblio e la chiusura, sorte comune a tanti altri templi del divertimento degli anni Settanta e Ottanta. Ormai il Poggio è un ammasso di ruderi. «Il locale - ricorda Giuliana Camurani, alla festa d’addio insieme alle sorelle Mirella e Marilena, con la maglietta creata ad hoc - era nato per il liscio,con esibizioni di Casadei, Castellina Pasi e altri grandi complessi». «Ricordo le prove degli Area - aggiunge Marilena - erano davvero all’avanguardia ed eravamo emozionatissimi. Di qui sono passati tutti. Vennero, in ordine sparso ed incompleto, Iva Zanicchi, Mal, Rocky Roberts, Nomadi, Equipe 84, Stadio, Dik Dik, Orietta Berti, i New Trolls, Pierangelo Beroli, gli Area, i Delirium». Al Poggio arrivavano giovani da più parti. Durante la serata sono stati ricordati i tanti amori sbocciati tra la piscina e la pista da ballo, il divertimento coi pattini e i grandi eventi musicali. «Unico rimpianto - aggiuge Giuliana - fu non ospitare i Pooh, che vidi al Piccadilly di Sassuolo, altro locale, chiuso da tempo ma vivo nei ricordi, che tra pochi mesi non esisterà più». E mentre le vecchie discoteche scompaiono, dato che il settore è in profonda crisi, qualcuno, ripensando ai tempi andati, ha un’idea su cosa servirebbe per ritrovare quel tipo di diverimento. «Dobbiamo togliere gli smartphone - sottolineano Stefani e Rossana Vecchi - Quelli una volta non c’erano e si parlava. Si veniva qui per trovarsi, per conoscersi. Oggi con la tecnologia pensiamo di essere più in contatto, invece siamo divisi». Durante la festa sono stati raccolti anche fondi per la scuola di Sant’Antonino.
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