la relazione di monsignor castellucci
«La parrocchia non è un’azienda»
Il vescovo: «Mettersi in cammino e non difendere il proprio cortile»
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Don Erio si è dato due anni di tempo, ma intanto ha scritto tutto nero su bianco. Nessuno era mai arrivato ad un simile progetto sebbene la situazione fosse già chiara da tempo. E il vescovo lo ha fatto partendo dal nuovo significato di parrocchia, attualizzato, come lui stesso ha spiegato nella sua relazione: «Le tre dimensioni della riforma e del rinnovamento delle nostre comunità parrocchiali sono conversione personale, stile comunitario e revisione delle strutture. Se la parrocchia è pellegrina, cammina tra le case, viaggia come famiglia di famiglie, è necessario che trovi nel cammino le sorgenti e il cibo, che tenga un passo possibile per tutti, anche per chi più fatica a muoversi, viaggiando con uno zaino leggero privo di pesi inutili. Quando si affrontano, in teoria, questi argomenti, chi non è d’accordo tra i cristiani che il rinnovamento parte dalla conversione del cuore, prende forma nello stile comunitario dell’accoglienza e si esprime e rafforza nello snellimento delle strutture? Il gradimento è altissimo. L’indice di gradimento crolla quando questi argomenti vengono declinati a se stessi. Della serie non per me ma per gli altri». E qui, forse, un pensiero è andato a chi, in questi mesi, passando dalla teoria alla pratica, ha alzato qualche barricata: «La parrocchia pellegrina è il contrario della parrocchia Nimby, come dicono gli inglesi, “Not in my back yard” “Non nel mio cortile”. La parrocchia si mette in cammino con coraggio invece che difendere il proprio cortile con paura».
Passaggio importante, nella relazione del vescovo, anche sull’anima della parrocchia, che non è un’azienda: «Una Chiesa che si presenta come famiglia può attrarre e interessare anche quelli che ne sono stati lontani per i motivi più disparati. A volte si ha però l’impressione che il modello ideale delle comunità cristiane non sia la famiglia ma l’azienda. Un’azienda spesso in passivo dal punto di vista economico e fallimentare dalla semplice ottica dei numeri, ma comunque un’azienda, dove conta di più organizzare delle cose che incontrare delle persone».
Conclude il vescovo: «Ogni parrocchia, anche piccola, può essere il tassello di una comunità più grande quando vede valorizzata la propria vocazione e qualificate le proprie strutture». (d.b.)
Passaggio importante, nella relazione del vescovo, anche sull’anima della parrocchia, che non è un’azienda: «Una Chiesa che si presenta come famiglia può attrarre e interessare anche quelli che ne sono stati lontani per i motivi più disparati. A volte si ha però l’impressione che il modello ideale delle comunità cristiane non sia la famiglia ma l’azienda. Un’azienda spesso in passivo dal punto di vista economico e fallimentare dalla semplice ottica dei numeri, ma comunque un’azienda, dove conta di più organizzare delle cose che incontrare delle persone».
Conclude il vescovo: «Ogni parrocchia, anche piccola, può essere il tassello di una comunità più grande quando vede valorizzata la propria vocazione e qualificate le proprie strutture». (d.b.)
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