Le so tutte
di CRISTIANA MINELLI
Certi destini sono segnati. Quello del secchione, ad esempio. Ora che a scuola è suonata l’ultima campanella e l’estate irrompe, a lui non bastano le sue competenze, ci tiene a esibirle, come un...
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Certi destini sono segnati. Quello del secchione, ad esempio. Ora che a scuola è suonata l’ultima campanella e l’estate irrompe, a lui non bastano le sue competenze, ci tiene a esibirle, come un trofeo. Non gli è sufficiente portarle a spasso come farebbe un domatore con la tigre ammaestrata, deve ostentarle come uno scalpo. Allora il castello di plastica di un parco giochi sulla sabbia diventa la scena di un confronto senza esclusione di colpi. Anche se i duellanti hanno sette anni. E mezzo, precisa il secchione. Le avete fatte le tabelline? Sei per sette? Cinque per cinque? Nove per quattro? Tutte domande che restano senza risposta perché l’altro interlocutore, che non sarà mai un matematico, non ha tempo da perdere con l’aritmetica.
Le addizioni, quelle le avete fatte? E le divisioni? I quesiti si fanno sotto come un lottatore di sumo. Spostarli dalla zona di combattimento è impossibile perché hanno la gravità di un vero rikishi, perizoma a parte, e non smettono di incombere sulla scena. Scommetto che non sai farle le divisioni, insiste il secchione, mentre l’altro viene irrimediabilmente attratto da una macchina sportiva che spunta dalla sabbia come una rosa nel deserto. Dai giochiamo, prova a buttare lì. L’altro, che per un attimo ritorna bambino, lo segue nell’avventura che di lì a poco si farà esplosiva. Dopo appena un secondo scoppia una bomba e il mezzo esplode. Come l’astronave di un videogioco.
Poi ricomincia, inesorabile, il fuoco incrociato delle domande sparate a raffica. Alla fine, non ancora pienamente soddisfatto dal silenzio disarmato del compagno di giochi, il secchione assesta il colpo di grazia, dieci diviso cinque? Nel tempo che segue l’altro non lo degna di uno sguardo. Poi risponde. Tanto lo so che otto più cinque fa sedici. Ecco, anche a sette anni, e mezzo, si possono capire molte cose di una persona. Di questi due bambini, ad esempio, possiamo dire che mentre uno imparerà senz’altro a far di conto, l’altro cercherà, non si sa con quale esito, di contare nella vita.
Entrambi farebbero comunque bene a tenere a mente che “Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza, è l'illusione della conoscenza”. (Stephen Hawking).
Le addizioni, quelle le avete fatte? E le divisioni? I quesiti si fanno sotto come un lottatore di sumo. Spostarli dalla zona di combattimento è impossibile perché hanno la gravità di un vero rikishi, perizoma a parte, e non smettono di incombere sulla scena. Scommetto che non sai farle le divisioni, insiste il secchione, mentre l’altro viene irrimediabilmente attratto da una macchina sportiva che spunta dalla sabbia come una rosa nel deserto. Dai giochiamo, prova a buttare lì. L’altro, che per un attimo ritorna bambino, lo segue nell’avventura che di lì a poco si farà esplosiva. Dopo appena un secondo scoppia una bomba e il mezzo esplode. Come l’astronave di un videogioco.
Poi ricomincia, inesorabile, il fuoco incrociato delle domande sparate a raffica. Alla fine, non ancora pienamente soddisfatto dal silenzio disarmato del compagno di giochi, il secchione assesta il colpo di grazia, dieci diviso cinque? Nel tempo che segue l’altro non lo degna di uno sguardo. Poi risponde. Tanto lo so che otto più cinque fa sedici. Ecco, anche a sette anni, e mezzo, si possono capire molte cose di una persona. Di questi due bambini, ad esempio, possiamo dire che mentre uno imparerà senz’altro a far di conto, l’altro cercherà, non si sa con quale esito, di contare nella vita.
Entrambi farebbero comunque bene a tenere a mente che “Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza, è l'illusione della conoscenza”. (Stephen Hawking).
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