PARLIAMOCI. Nascere e vivere qui
Nascere non è una malattia. Nascere è iniziare a vivere. Poter nascere là dove crescere e continuare a vivere acquista nel tempo moderno un significato ancora più importante, intimo e comunitario, è...
Nascere non è una malattia. Nascere è iniziare a vivere. Poter nascere là dove crescere e continuare a vivere acquista nel tempo moderno un significato ancora più importante, intimo e comunitario, è un po' come nascere due volte. Ed è, insieme, aver cura di un territorio speciale: che di cure ha bisogno da sempre più di altri. Per questo ci sembra che la prospettata chiusura del Punto nascite all'ospedale di Pavullo nell'Appennino modenese non vada inquadrata tout court nelle strategie e nei calcoli della politica sanitaria, ma considerata per un suo (dis)valore più ampio.
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La possibilità di far nascere un figlio nella terra meravigliosa e aspra che si è scelto di vivere e far continuare a vivere non è lo stesso che potersi far visitare da un buon cardiologo vicino a casa o poter parcheggiare con più agio davanti all'ospedale, oppure vedere più decoro in sale operatorie o d'aspetto. Non sono in discussione le razionalizzazioni dei presidi sanitari, la ricerca di sinergie (a costo anche di una selezione a volte drastica) per garantire qualità ed efficacia del servizio pubblico.
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Tutto giusto, tutto almeno comprensibile, a volte anche quando nella mappa del garantito e dell'invece donato al privato in convenzione col pubblico (straordinaria forma di esercizio del rischio imprenditoriale...) non tutto sembra quadrare e convincere. In questo caso c'è altro: di valore simbolico, diranno i sostenitori degli economicismi che spingerebbero a valle chiunque vuol far nascere un figlio. Anche, sì. C'è un legame, c'è una difesa dell'identità e dell'appartenenza, anche costosa, certo: ma ci si chiede mai, ad esempio, quanto costa un cannone per sparare la neve sulle piste da sci, e quanto vale davvero?
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La questione di civiltà non è chiudere un Punto nascite, a tutela di chi vuole servirsene: se gli standard non sono garantiti, vanno garantiti, non va chiusa la baracca perché i burattini nascano altrove. A chi tira i fili, la domanda di civiltà, consci anche degli sprechi che qui e altrove persistono, meno oziosa di quel che può apparire, fatta col cuore, è: se non si può più nascere, si potrà davvero continuare a vivere, qui?
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