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Sestola, in 400 per l’addio a Flori: il picchetto gli rende onore

Sestola, in 400 per l’addio a Flori: il picchetto gli rende onore

Sestola. Tantissimi volontari di Avap e Croce Rossa ai funerali del 49enne I paracadutisti portano il feretro a spalla. I ricordi di don Angelo e degli amici

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SESTOLA. Chiesa e piazzale gremito, quasi 400 persone ieri a Sestola per l’ultimo saluto a Gian Luca Flori, il 49enne di Roncoscaglia morto lunedì al Policlinico di Roma in seguito alla tremenda caduta di cui è rimasto vittima il 2 giugno durante un’escursione sul Cammino di San Benedetto, tra Arpino e Roccasecca (Frosinone). C’era il paese, a cominciare dal sindaco Marco Bonucchi, ma anche tante persone da tutta la provincia, con una fittissima rappresentanza delle associazioni di cui Flori faceva parte. Croce Rossa, innanzitutto, giunta con decine di volontari da Pavullo fino a Modena. Poi le Avap di Montecreto e Sestola, in cui prestata servizio da dieci anni. E i paracadutisti di Pavullo, che hanno riservato il picchetto d’onore al feretro. Ma non mancavano carabinieri, polizia municipale e tanti altri.

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Un grande abbraccio collettivo alla moglie Giovanna e al figlio Mattia, così come alla sorella Angela e i fratelli Roberto ed Enzo. Ed è proprio da qui che è partito don Angelo Lovati, il parroco di Ubersetto a cui don Stanislao ha lasciato l’omelia (pur presiedendo la celebrazione) perché conosceva bene i fratelli.

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«Quando Roberto è venuto in sagrestia a Ubersetto - ha ricordato don Angelo - a dirmi che Gian Luca non ce l’aveva fatta, non gli ho detto niente ma gli ho dato un grande abbraccio. È difficile trovare le parole in questi momenti, è difficile trovare una spiegazione e magari ci si domanda anche: Dio dov’è? Stava facendo una cosa molto bella, seguiva il percorso di un santo, perché non lo ha fatto arrivare alla meta? Ma dobbiamo ricordarci che la fede non cancella il dolore. E che il bene fatto da una persona che si spendeva per gli altri (lo testimonia il vedervi qui così in tanti) non andrà perduto».

«Preghiamo per la famiglia che è nel dolore, perché il Signore possa darle forza» ha invitato più volte don Stanislao. E poi alla fine la commozione nei ricordi di Davide Gazzetti, presidente del Comitato Croce Rossa di Pavullo: «Gian Luca lascia una profonda ferita nel nostro gruppo - ha sottolineato - sono centinaia gli aneddoti che vi potrei raccontare con lui. Una persona sempre pronta a correre per alleviare le sofferenze altrui. Ha esaltato il principio cardine della Croce Rossa: l’umanità. Aveva un carattere determinato e ostinato, abbiamo anche discusso qualche volta. Ma è sempre stato un punto di riferimento. Ciao Gian Luca, ti vogliamo bene e sarà un onore portarti a esempio».

«Gianlu, tu non sei scomparso - ha detto commossa una ragazza medico della Cri Modena - sei solo un po’ più avanti nel sentiero, con degli zaini più pesanti. Ma arriveremo anche noi, aspettaci».

E quando i paracadutisti hanno alzato a spalla la bara per portarla fuori è partito il grande applauso. Poi di nuovo silenzio, nel lungo corteo fino al cimitero.

Daniele Montanari
 

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