Modena. Duomo, addio parrocchia ma i fedeli non ci stanno
Amarezza all’uscita della messa domenicale tra chi frequenta la comunità «La mazzata finale a un declino che dura da anni. E Il parroco non ha fatto nulla»
MODENA. La parrocchia del Duomo non esiste più. Nel progetto dell’arcivescovo Erio Castellucci, che cambierà il volto di tutta la Diocesi modenese, la parrocchia della cattedrale è destinata a dissolversi in tre unità pastorali: la già esistente Sant’Agostino, la San Francesco-San Pietro e la San Biagio-Tempio.
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L’intento, è quello di assumere il Duomo a «chiesa della città, centro propulsore non solo delle celebrazioni ma anche dell’evangelizzazione». Una motivazione che però non convince i fedeli della cattedrale. Loro sono invece contrariati, arrabbiati, tristi. Confessano che la parrocchia soffriva da anni e che un graduale abbandono della comunità era iniziato con la morte del vecchio parroco, don Rino Annovi.
«È un disastro - sostiene Giovanni de Montis - anche perché è scomparsa praticamente la comunità, siamo in pochissimi adesso. Purtroppo, con la morte del parroco che c’era prima, pian piano si è dispersa. È una situazione molto triste perché era bellissima, si era consolidata negli anni. I miei figli, che hanno 40 anni, sono stati battezzati qui. Ora non ci sono più i miei figli, non ci sono più i loro amici, non ci sono altri adulti nostri amici, non c’è più nessuno». Mattone dopo mattone, lo spazio che la comunità era riuscita a guadagnarsi è andato distruggendosi. Vittorio Rimini racconta con dispiacere come siano andati estinguendosi «mano a mano tutti i gruppi e tutte le attività che si facevano. A cominciare dal gruppo famiglia che non si è più potuto riunire nella parrocchia. Facevamo anche un caffè nel quale radunavamo i genitori dei ragazzi del catechismo: anche questo non si è più potuto fare.
Avevamo un gruppo per giovani famiglie con bambini, ma queste famiglie se ne sono dovute andare perché a un certo punto al parroco non sono andati più bene questi incontri». Un’altra nota di tristezza viene aggiunta da Vincenzo di Dico, che nota come da tempo manchino i più giovani: «I bambini sono spariti del tutto, non ce ne sono più in parrocchia. Non ci sono più delle grosse comunioni, di battesimi se ne vedono pochi e non c’è più il catechismo». «Secondo me la responsabilità grossa però non è tanto del parroco, - aggiunge Rimini - ma del vescovo. Dovrebbe intervenire lui laddove qualcosa non funziona. Altrimenti vanno disperse ricchezze di questo tipo. Questa non è la buona chiesa, lo devo dire, anzi». «Per me hanno tolto la parrocchia per togliere il problema. - ribatte invece Luisanna Ruggerini - La parrocchia non andava più, anzi non va più, non c’è più nessuno. Hanno chiuso anche la canonica, se volevamo andarci dovevamo pagare l’affitto». Con grande tristezza parla Pacifico Longagnani, in parrocchia dal 1972: «Mi sento svuotato. Ho lavorato qui da 40 anni. Con l’arrivo del nuovo don pensavamo di andar bene, poi lui ha tagliato tutto. Avevo provato a parlargli ma non ha voluto sentire ragioni. Nel giro di quattro anni, l'ottanta per cento della gente che frequentava la parrocchia si è dispersa in altre realtà. Ci sto male perché qui ci ho speso la mia vita». Un giudizio più ottimista viene dato da chi osserva i cambiamenti da fuori. «Non sono di questa parrocchia - commenta Giuseppe Chiossi - ma credo che cercheranno di fare il meglio che si può. La parrocchia esisterà sempre perché i parrocchiani ci sono. Dovranno solo unire le forze con gli altri parrocchiani e fareassieme. Unire ciò che hanno fa offrire da una parte e dall’altra. Ci vorrà un po’ di tempo ma se unire le forze può essere meglio per tutti».
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