Sfida per Vignola: sarà ballottaggio
di Marco Pederzoli
Troppi candidati per poter decretare subito il nuovo sindaco Ora si studiano le alleanze pensando ai dissapori del passato
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VIGNOLA. Fino a notte fonda non c’è ancora un vincitore a Vignola per le elezioni comunali 2017, e sarà necessario ricorrere al ballottaggio tra i primi due arrivati, che a metà spoglio erano Simone Pelloni, sostenuto dalla triplice alleanza di Lega Nord, Forza Italia e Vignola per Tutti e Paola Covili, sostenuta dalle liste del Partito Democratico e di Siamo Vignola. Ci aveva sperato anche l’ex sindaco Mauro Smeraldi, che allo spoglio delle prime schede aveva “tenuto”, allontanandosi con il passare dei minuti e man mano che i risultati in arrivo dai seggi diventavano implacabili.
In ogni caso, qualche considerazione si può già avanzare, e la prima osservazione che balza agli occhi è che un vincitore certo, comunque, c’è già, accanto al nome del nuovo sindaco o dei due contendenti per il ballottaggio: l’astensionismo. Rispetto alle elezioni comunali di tre anni fa, che videro prevalere al ballottaggio, in un avvincente testa a testa all’ultimo voto, Mauro Smeraldi su Giancarlo Gasparini, è evidente un sensibile calo del numero di coloro che sono andati alle urne: complessivamente hanno votato 9816 cittadini aventi diritto, il 54.15% del totale. Pochi, pochissimi. Basti pensare che in confronto alle ultime elezioni comunali, che ci sono state solo nel 2014, mancano all’appello oltre 3mila voto.
La tendenza a un sensibile calo degli elettori andati alle urne aveva già cominciato a farsi strada alla prima rilevazione delle 12 di ieri, quando avevano votato il 18,06% degli aventi diritto, rispetto al 24,25% del 2014. Alla rilevazione delle 19, le cose sono cambiate di poco: ai seggi era andato il 37,88% degli aventi diritto, rispetto al 53,93% di tre anni fa. Alle 23, infine, il dato definitivo si è appunto attestato sul 54.15%, rispetto al 74,25% di tre anni fa. Il nuovo sindaco dunque, chiunque sarà, dovrà senz’altro fare i conti con questa evidente disaffezione al voto anche in un territorio - quello vignolese ed emiliano in genere - dove l’alta affluenza alle urne è storicamente un fatto culturale. Ieri, invece, è stata sancita una netta inversione di tendenza, preoccupante dal punto di vista della partecipazione democratica alla vita pubblica.
Da parte dei candidati, la comunicazione sul voto e sui loro programmi è stata condotta un po’ con ogni mezzo: tramite incontri pubblici, attraverso volantini e opuscoli spediti a casa, tramite i manifesti, i quotidiani, le tv locali e i social network. Non sono mancati, come ormai succede da qualche tornata a questa parte, concerti, cene e aperitivi, specialmente nelle ultime due settimane prima del voto. E allora, viene da chiedersi, cosa c’è stato di sbagliato? Nessuno dei sei candidati ha saputo fare breccia nel cuore di tanti vignolesi? Prosegue la tendenza, già registrata in tante altre parti d’Italia, a una disaffezione verso la politica? La comunicazione sul fatto che oggi si votasse non è “passata” come in altre occasioni? (diverse sono state le segnalazioni sul fatto che ci fossero cittadini, ancora a una settimana dal voto, che non sapevano che ieri si sarebbe votato). Pochi erano i volti nuovi in campo e c’era invece voglia di un “homo novus”? Forse un po’ di tutto questo, forse altre cause ancora. Quello che è certo è che il nuovo primo cittadino (o prima cittadina) avrà comunque di che riflettere per cercare di riavvicinare chi abita la città alla vita pubblica.
In ogni caso, qualche considerazione si può già avanzare, e la prima osservazione che balza agli occhi è che un vincitore certo, comunque, c’è già, accanto al nome del nuovo sindaco o dei due contendenti per il ballottaggio: l’astensionismo. Rispetto alle elezioni comunali di tre anni fa, che videro prevalere al ballottaggio, in un avvincente testa a testa all’ultimo voto, Mauro Smeraldi su Giancarlo Gasparini, è evidente un sensibile calo del numero di coloro che sono andati alle urne: complessivamente hanno votato 9816 cittadini aventi diritto, il 54.15% del totale. Pochi, pochissimi. Basti pensare che in confronto alle ultime elezioni comunali, che ci sono state solo nel 2014, mancano all’appello oltre 3mila voto.
La tendenza a un sensibile calo degli elettori andati alle urne aveva già cominciato a farsi strada alla prima rilevazione delle 12 di ieri, quando avevano votato il 18,06% degli aventi diritto, rispetto al 24,25% del 2014. Alla rilevazione delle 19, le cose sono cambiate di poco: ai seggi era andato il 37,88% degli aventi diritto, rispetto al 53,93% di tre anni fa. Alle 23, infine, il dato definitivo si è appunto attestato sul 54.15%, rispetto al 74,25% di tre anni fa. Il nuovo sindaco dunque, chiunque sarà, dovrà senz’altro fare i conti con questa evidente disaffezione al voto anche in un territorio - quello vignolese ed emiliano in genere - dove l’alta affluenza alle urne è storicamente un fatto culturale. Ieri, invece, è stata sancita una netta inversione di tendenza, preoccupante dal punto di vista della partecipazione democratica alla vita pubblica.
Da parte dei candidati, la comunicazione sul voto e sui loro programmi è stata condotta un po’ con ogni mezzo: tramite incontri pubblici, attraverso volantini e opuscoli spediti a casa, tramite i manifesti, i quotidiani, le tv locali e i social network. Non sono mancati, come ormai succede da qualche tornata a questa parte, concerti, cene e aperitivi, specialmente nelle ultime due settimane prima del voto. E allora, viene da chiedersi, cosa c’è stato di sbagliato? Nessuno dei sei candidati ha saputo fare breccia nel cuore di tanti vignolesi? Prosegue la tendenza, già registrata in tante altre parti d’Italia, a una disaffezione verso la politica? La comunicazione sul fatto che oggi si votasse non è “passata” come in altre occasioni? (diverse sono state le segnalazioni sul fatto che ci fossero cittadini, ancora a una settimana dal voto, che non sapevano che ieri si sarebbe votato). Pochi erano i volti nuovi in campo e c’era invece voglia di un “homo novus”? Forse un po’ di tutto questo, forse altre cause ancora. Quello che è certo è che il nuovo primo cittadino (o prima cittadina) avrà comunque di che riflettere per cercare di riavvicinare chi abita la città alla vita pubblica.
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