«La chiusura del punto nascite? Fa male»
Pavullo. L’ex sindaco e presidente Asl Giuliano Giuseppe Romani ricorda i pregi del reparto modello
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PAVULLO. «Chiudere il punto nascite di Pavullo? È una cosa che fa male al cuore, pensando che una volta faceva capo a un reparto capolavoro posto a esempio dal Ministero». A parlare è un “vecchio” di Pavullo e della sanità, visto che si tratta di Giuliano Giuseppe Romani, che prima di essere sindaco dal 1988 al ’93 fu presidente dell’Unità Sanitaria Locale 18 dal 1980 all’85. E riferisce di un episodio poco noto ai più, vissuto in quest'ultima veste assieme all’amico Adolfo Rustichelli, all'epoca stimatissimo primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia.
«Nelle sue mani aveva raggiunto un livello tale - racconta - che venimmo contattati da San Marino per “esportare” quel modello. Le cose andarono così: a San Marino dovevano procedere a una completa riorganizzazione, sia di Ostetricia che di altri aspetti dell’ospedale, e contattarono il Ministero per sapere a chi potevano chiedere consulenza nell’ambito di realtà territoriali affini. Da Roma indicarono Pavullo e Rustichelli: assieme andammo più volte a San Marino per consulenze varie, sempre a titolo gratuito perché ricadevano nel rapporto fra Stati. Fu un gran momento: chissà che cosa penserebbe oggi Adolfo a vedere questo epilogo».
Il primario, di origine carpigiana, è scomparso il 16 luglio 2011, lasciando un grande ricordo tra le mamme della montagna, e non solo, per la straordinaria professionalità con cui sapeva affrontare anche le situazioni difficili. «Questo anche perché - nota Romani - era affiancato da uno staff di prim'ordine».
L'ex sindaco, tuttora socialista convinto, è molto deluso della piega che sta prendendo la situazione. «Se avessero parlato di chiusura ai miei tempi - prosegue l’ex primo cittadino - i sindaci del Frignano sarebbero scesi a occupare la Regione. Allora eravamo capaci di farci sentire, eccome. Negli stessi anni andò in porto il maxi progetto di raddoppio dell'ospedale che portò all'ampliamento di Chirurgia e Medicina e alla trasformazione della lungodegenza in Geriatria, roba da 5 miliardi delle lire di allora. Ci presentammo in Regione con un progetto e subito fummo accolti con un po’ di sarcasmo. “Vi diamo 3 miliardi - ci dissero - se siete capaci di portare avanti il progetto in tre anni”. Beh lo facemmo, e dopo aver accertato lo stato dei lavori non decisero di darci anche gli altri 2 miliardi? Secondo me Biolchini dovrebbe chiedere anche la collaborazione, oltre che dei comitati, dei vecchi sindaci di Pavullo: non penso certo a me che son fuori da tutto, ma a Lenzini, Miglioli, Tedeschini e lo stesso Canovi. Dovrebbero fare sentire la voce del territorio». (d.m.)
«Nelle sue mani aveva raggiunto un livello tale - racconta - che venimmo contattati da San Marino per “esportare” quel modello. Le cose andarono così: a San Marino dovevano procedere a una completa riorganizzazione, sia di Ostetricia che di altri aspetti dell’ospedale, e contattarono il Ministero per sapere a chi potevano chiedere consulenza nell’ambito di realtà territoriali affini. Da Roma indicarono Pavullo e Rustichelli: assieme andammo più volte a San Marino per consulenze varie, sempre a titolo gratuito perché ricadevano nel rapporto fra Stati. Fu un gran momento: chissà che cosa penserebbe oggi Adolfo a vedere questo epilogo».
Il primario, di origine carpigiana, è scomparso il 16 luglio 2011, lasciando un grande ricordo tra le mamme della montagna, e non solo, per la straordinaria professionalità con cui sapeva affrontare anche le situazioni difficili. «Questo anche perché - nota Romani - era affiancato da uno staff di prim'ordine».
L'ex sindaco, tuttora socialista convinto, è molto deluso della piega che sta prendendo la situazione. «Se avessero parlato di chiusura ai miei tempi - prosegue l’ex primo cittadino - i sindaci del Frignano sarebbero scesi a occupare la Regione. Allora eravamo capaci di farci sentire, eccome. Negli stessi anni andò in porto il maxi progetto di raddoppio dell'ospedale che portò all'ampliamento di Chirurgia e Medicina e alla trasformazione della lungodegenza in Geriatria, roba da 5 miliardi delle lire di allora. Ci presentammo in Regione con un progetto e subito fummo accolti con un po’ di sarcasmo. “Vi diamo 3 miliardi - ci dissero - se siete capaci di portare avanti il progetto in tre anni”. Beh lo facemmo, e dopo aver accertato lo stato dei lavori non decisero di darci anche gli altri 2 miliardi? Secondo me Biolchini dovrebbe chiedere anche la collaborazione, oltre che dei comitati, dei vecchi sindaci di Pavullo: non penso certo a me che son fuori da tutto, ma a Lenzini, Miglioli, Tedeschini e lo stesso Canovi. Dovrebbero fare sentire la voce del territorio». (d.m.)
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