Modena. Deaton: «Le disuguaglianze più gravi? Negli Usa»
Il premio Nobel per l'economia al Monzani: «Intollerabili quelle che colpiscono tanti americani di mezza età». «Gli italiani sono tristi forse perché sono troppo consapevoli»
MODENA. Disuguaglianza è la parola che riecheggia costantemente al Forum Monzani nell’incontro con i giornalisti di Angus Deaton, premio Nobel per l’economia, in anteprima alla sua lectio magistralis serale che ieri ha chiuso i festeggiamenti per i 150 anni di Bper Banca.
Disuguaglianza perché lo studioso da anni si occupa di povertà e disuguaglianze e dell’analisi statistica di questi fenomeni. “La grande fuga. Salute, ricchezza e origini della disuguaglianza” è il titolo del suo libro recente, in cui si delinea la sua visione della storia dell’umanità come una costante fuga dalla miseria e dalla morte. E dall’incontro emerge la sua opinione fortemente critica nei confronti degli Stati Uniti, degli americani e del presidente Trump, che ricorrono quasi sempre con connotazioni negative nelle sue risposte. E così quando gli viene chiesto quale sia la disuguaglianza più intollerabile attualmente nel mondo risponde dicendo che «è quella di cui sono vittime le persone di mezza età negli Stati Uniti, molte vite spezzate, indotte a rifugiarsi nell’alcol e nella droga perché non viene offerto altro dalla vita americana: da due anni con mia moglie, che è una collega, studio questa realtà».
E ancora, quando preannuncia i temi della sua lectio, in particolare il rapporto tra economia e felicità, prima sostiene l’esigenza, da parte di tutti gli Stati, di iniziare a misurare la felicità delle persone ancor più del Pil per comprendere l’efficacia delle politiche economiche, poi afferma che «gli italiani sono tristi, forse perché troppo consapevoli della realtà e per questo non felici e spesso sono grandi musicisti o poeti, mentre proprio gli americani sono l’esempio di persone felici perché viene loro ordinato, come risulta anche dalla loro Dichiarazione di indipendenza». Alla domanda sui rischi di una nuova bolla finanziaria come quella del 2008 sottolinea che «negli Usa non stanno facendo nulla di quanto concordato per evitare che il fenomeno possa ripetersi e anzi avevano creato una Commissione per la tutela dei consumatori contro le speculazioni finanziarie e adesso la stanno smantellando».
Sulle disuguaglianze Deaton evidenzia che non è contraddittorio sostenere al tempo stesso «che a livello globale sono diminuite anche se ora in molti Paesi crescono a dismisura: si deve tenere conto - chiarisce il premio Nobel - che in India e Cina due miliardi di persone sono passate dalla povertà a un reddito medio e questo spiega il dato generale».
Una imposta patrimoniale per attenuare la disuguaglianze? «Non sarebbe male in teoria - risponde - se fosse possibile una cosa del genere a livello globale ma è inutile parlarne perché è del tutto irrealizzabile: Stati Uniti e Cina non accetterebbero mai. Semmai vedete che ora negli States la ricchezza viene sempre più redistribuita fra chi è già ricco».
Angus Deaton sa bene che qualsiasi sua dichiarazione su temi sensibili può avere notevole risonanza e risponde con misura alle sollecitazioni sulla politica della Bce, sull’evoluzione delle tecnologie, sul ruolo dei mezzi di comunicazione di massa, su un possibile modello cui ispirarsi per limitare le ricorrenti disuguaglianze.
Di conseguenza risponde elogiando le scelte di Draghi, e parlando del benessere portato da tecnologie e smartphone, del ruolo dei media giudicato «difficile» e «della inesistenza di un Paese modello». Ma resta innegabile il fascino della sua teoria sulla misurazione delle felicità e del benessere per valutare l’economia.
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