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Modena Park: Ospedali da campo, team speciali per emergenze e malori nella folla

di Saverio Cioce
Modena Park: Ospedali da campo, team speciali per emergenze e malori nella folla

L’Ausl predispone un gigantesco piano per affrontare le situazioni tipiche n questo tipo di eventi Decine di infermieri dovranno essere pronti ad intervenire, forse dovranno dormire al Policlinico

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A due settimane da quello che la retorica organizzativa ha già definito il concerto del secolo la macchina sanitaria sta muovendo i primi passi nella più completa riservatezza.

Eppure quello che dovrebbe essere lo scudo più importante per un quarto di milione di persone assieme all’apparato di sicurezza, non viene ancora reso noto nei dettagli. Ma se ci sono, come sempre, svenimenti o malori per il caldo, la stanchezza e lo schiacciamento della folla, durante la serata, come sarà possibile attraversare la muraglia umana e portare tempestivamente il paziente al sicuro? Come e dove saranno montate le tende per quella sorta di ospedale da campo che per 24 ore dovrà servire una popolazione adulta che sarà concentrata nello spazio di pochi campi di calcio e composta esclusivamente da adulti già provati dalle fatiche del viaggio?

Del potenziale collasso delle strutture sanitarie, sempre al netto di fatti gravi e imprevedibile (è ancora fresca la lezione di Torino con la folla che si muove schiacciando chiunque), si sta parlando da mesi.

Anche per questo centinaia di persone della Protezione Civile modenese stanno preparando da mesi ogni possibile scenario. Non siamo quindi al punto zero come pianificazione; proviamo quindi a tentare una sorta di mappa delle criticità e delle possibili soluzioni così come vengono ripetute nei corsie del Policlinico e dell’ospedale di Baggiovara, con richieste solo personali e scenari organizzativi che non vengono messi per iscritto.

Piccoli team tra gli spettatori del concerto. Il problema di superare i grappoli di persone schiacciati alle transenne è ben noto agli organizzatori dei concerti. Uno dei progetti che ha più fortuna è quello di spedire in mezzo alla folla gruppetti di tre, quattro persone al massimo, muniti di apparecchi ricetrasmittenti che siano in grado di avere una loro rete di comunicazione autonoma, sempre in grado di parlare immediatamente con la sala radio d’emergenza. Negli zaini c’è tutto l’occorrente per la maggior parte degli interventi d’emergenza e all’occorrenza anche le barelle pieghevoli. La possibilità di dare l’allarme e farsi trovare in mezzo alla folla, con apparecchi georeferenziati, dovrebbe scongiurare il rischio di finire isolati dalle strutture messe a lato dell’area del concerto.

Ospedale da campo. Dovrebbe essere questa l’architrave della risposta medica avanzata. Di fatto i due reparti di Pronto Soccorso di Baggiovara e Policlinico traslocheranno a fianco del Parco Ferrari (alla Fratellanza? È una pura ipotesi, per ora). Anche i modenesi che resteranno a casa, se avranno un malore, dovranno fare i conti con reparti nelle sedi ospedaliere ridotte all’osso. Sulla carta, in condizioni normali, gli infermieri in servizio sono 8 a Baggiovara e 12 al policlinico, sempre per ciò che riguarda il Pronto soccorso. A questi se ne affiancano altri per le rispettive specialità che sono mobilitabili alla bisogna; facile che queste stime verranno riviste al rialzo.

Corridoi come dormitori per gli infermieri.

Tra spettatori e personale di servizio stime prudenziali parlano di una massa di 250 mila persone, di cui 220 mila spettatori paganti. Un’ipotesi che sta circolando in questi giorni è quella di tenere pronti all’evenienza un centinaio di infermieri come pronta reperibilità. Già, ma come fare per avvisarli e averli pronti al policlinico nel giro di 10-15 minuti al massimo? La prima ipotesi di una serie di chiamate sui cellulari è stata affondata. Con quell’afflusso di persone a Modena i ponti radio saranno sicuramente inservibili. E poi, ammesso che tutto andasse per il verso giusto e che gli infermieri rispondessero al volo, passerebbe un’ora preziosa per chiamarli tutti. Per questo si sta affermando l’ipotesi di trasformare alcune corsie al piano terra in altrettanti megadormitori per i sanitari, in modo di averli pronti. Le barelle saranno letti d’emergenza sino a quando non arriverà la domenica pomeriggio: a quell’ora dovrebbe essere passato il peggio.

Reparti svuotati? Una diceria sui posti letto da recuperare negli ospedali vuole che vengano incentivate le dimissioni per qualsiasi malato sia in grado di camminare o comunque di passare a casa il fine settimana malefico. Non è proprio così, anche se il protocollo che verrà adottato sarà probabilmente quello adottato per la visita di Papa Francesco. Ovvero: riduzione massima dei ricoveri e solo se strettamente indispensabili. Quando a rispedire a casa i pazienti si adotteranno i criteri abituali, magari con maggiore energia ma niente che metta a rischio la salute. Il fine setimana negli ospedali comunque restano di solito solo i più gravi.

E per l’Obi (Osservazione Breve intensiva)? È una sorta di camera di compensazione per evitare l’intasamento al pronto Soccorso. Si sta valutando se attuarne uno vicino all’ospedale da campo sempre a fianco del Parco Ferrari.

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