Gazzetta di Modena

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emergenza casa a modena 

Sfrattata mamma con tre bimbi 

La ditta ha chiuso, giovane modenese e il compagno senza lavoro

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«Appena ho bussato alla porta degli assistenti sociali mi hanno detto che non è loro compito, nè quello del Comune, trovarmi una casa e un lavoro. Così sono tornata a casa».

Chi parla è una mamma modenese di tre bambini che vanno dai venti mesi agli otto anni. Anche lei, come tanti all’inizio della bella stagione, si trova con uno sfratto esecutivo e l’ufficiale giudiziario dietro l’uscio. Ha avuto d’inverno un paio di proroghe ma questo mese dovrà fare le valigie assieme al suo compagno e arrangiarsi a trovare una qualche sistemazione.

«Per darmi una consolazione - continua amara L.P. - mi hanno detto che se anche rimanessi per strada potrebbero pagarmi un alloggio per poche settimane, ma dividendo me e i figli dal padre. E lui dove andrebbe? Anzi, noi dove potremmo andare? Io mi sono ritrovata un anno fa tra incudine e martello, tra la scelta di non pagare l’affitto o di non dare da mangiare ai miei figli. Infatti sia io che il mio compagno siamo rimasti semza lavoro, hanno chiuso le ditte per cui lavoravamo. Viviamo di quello che ci arriva dai sussidi di disoccupazione, alcune centinaia di euro in tutto, senza prospettive di un altro lavoro».

Una situazione difficile quella della donna e della sua famiglia, visto che al terzo mese di mancato pagamento dell’affitto e delle spese condominiali è scattata la diffida per mettere tutti fuori casa; la questione è finita a carte bollate e la pratica ha fatto il suo corso. Forme alternative di aiuto come incentivi per pagare l’affitto? Alla famiglia, che non paga da un anno, difficilmente potrebbero servire i 3 mila euro al massimo che il Comune riserva in questi casi a chi si trova in “morosità incolpevole”.

È il caso di chi è licenziato o è in cassa integrazione e fa fatica ad arrivare a fine mese; così, per pagare l’affitto, può domandare aiuto alla mano pubblica per pagare la differenza a fine mese ed evitare le procedure di sfratto. Ma in questo caso, con entrambi licenziati, l’intera mensilità più le rate condominiali sono saltati in aria, azzerati nella gestione quotidiana.

«Non so più a chi chiedere aiuto - dice la donna - So solo che dal 6 giugno mi troverò fuori casa. Finora siamo riusciti a pagare almeno gas, luce e acqua ma per avere un tetto sulla testa ci vogliono soldi che noi non abbiamo. Almeno per pagare un affitto sul mercato privato. Anche noi abbiamo provato a fare domanda per avere un alloggio Acer, una casa popolare insomma. Ma nè i tre figli, nè il fatto che siamo disoccupati ci permette di entrare in graduatoria da quando ci siamo iscritti all’inizio dell’anno. Mi domando: cosa serve per avere un alloggio, anche piccolissimo, dalla mano pubblica? Eppure nelle dichiarazioni dei politici locali sento dire che si sono affitti da 50 e 100 euro per i caso sociali. E noi non lo siamo?» (s.c.)

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