LA STORIA
Agli arresti in un caravan così è nato il campo abusivo
Quel campo rom non dovrebbe esistere. L’accampamento di roulotte e camper sotto il ponte della Tav a San Matteo, sul lato della Statale Canaletto, è un abuso tollerato con una storia alle spalle e un...
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Quel campo rom non dovrebbe esistere. L’accampamento di roulotte e camper sotto il ponte della Tav a San Matteo, sul lato della Statale Canaletto, è un abuso tollerato con una storia alle spalle e un presente incomprensibile.
Quel posto è stato occupato anni fa da caravan e roulotte di Rom del clan Seferovic. Le lamentele sono fioccate subito e le forze dell’ordine sono passate innumerevoli volte a controllare cosa accadeva. Il Comune aveva parlato di situazione transitoria. Poi Andrea Seferovic, il capofamiglia, è finito nei guai con la giustizia. Nel corso delle indagini è stato colpito da una misura cautelare di arresto ai domiciliari per un furto del 2009 che il giudice ha fissare con dimora nel territorio di Modena. Per cui il campo, pur rimanendo del tutto abusivo, è di fatto diventato fisso almeno per tutto il periodo in cui Andrea Seferovic fosse restato ristretto ai domiciliari in attesa della fine dell’indagine ed eventualmente di un processo. Ma la vita continua e anche i disagi sono continuati, soprattutto per gli abitanti di San Matteo che non solo hanno continuato a tenere informate le forze dell’ordine per i soprusi e i gesti aggressivi subiti da membri di quella famiglia ma hanno anche pubblicamente denunciato cosa accadeva, come ha fatto Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura che abita vicino. Da gennaio è finito il periodo dei domiciliari, ma il campo è rimasto. I vigili passano ma nessuno è intervenuto per allontanarli. Perché? Nessuno ne parla.
Quel posto è stato occupato anni fa da caravan e roulotte di Rom del clan Seferovic. Le lamentele sono fioccate subito e le forze dell’ordine sono passate innumerevoli volte a controllare cosa accadeva. Il Comune aveva parlato di situazione transitoria. Poi Andrea Seferovic, il capofamiglia, è finito nei guai con la giustizia. Nel corso delle indagini è stato colpito da una misura cautelare di arresto ai domiciliari per un furto del 2009 che il giudice ha fissare con dimora nel territorio di Modena. Per cui il campo, pur rimanendo del tutto abusivo, è di fatto diventato fisso almeno per tutto il periodo in cui Andrea Seferovic fosse restato ristretto ai domiciliari in attesa della fine dell’indagine ed eventualmente di un processo. Ma la vita continua e anche i disagi sono continuati, soprattutto per gli abitanti di San Matteo che non solo hanno continuato a tenere informate le forze dell’ordine per i soprusi e i gesti aggressivi subiti da membri di quella famiglia ma hanno anche pubblicamente denunciato cosa accadeva, come ha fatto Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura che abita vicino. Da gennaio è finito il periodo dei domiciliari, ma il campo è rimasto. I vigili passano ma nessuno è intervenuto per allontanarli. Perché? Nessuno ne parla.
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