Confindustria: «Con lui nulla è impossibile»
Caiumi: «Era il suo motto e il suo insegnamento». Galavotti (Cna): «Un uomo alla pari di Ferrari e Fini»
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«Con la scomparsa di Mario Veronesi perdiamo un imprenditore di livello straordinario. Le sue intuizioni lo hanno portato a dare vita al distretto biomedicale, uno dei poli più innovativi del nostro sistema industriale», inizia così il commiato di Valter Caiumi, vicepresidente di Confindustria Emilia alla scomparsa di Mario Veronesi.
«È stato, infatti, uno dei pionieri dell’epoca gloriosa del connubio tra scienza e industria nel campo sanitario - prosegue - coniugando le strategie industriali alla tutela della salute e alla realizzazione di apparecchi salvavita ad alta tecnologia. Non dimentichiamo che ha iniziato a lavorare nel settore biomedicale agli inizi degli anni Sessanta, in un periodo in cui trapianti, organi artificiali, macchinari per la depurazione del sangue, e tutto quello che oggi diamo per scontato, erano al più un’idea, non certo la realtà che lui ha contribuito a realizzare. La sua vita professionale si potrebbe sintetizzare (lui spesso lo diceva) in “niente è impossibile”. Non come credenza superstiziosa ma come fiducia nelle capacità dell’uomo di rispondere ai propri bisogni con l’aiuto della conoscenza e della tecnologia. Difficile dire cosa sarebbe il distretto mirandolese senza il suo contributo. A noi il compito di portare avanti con impegno la sua vocazione imprenditoriale».
«Con la sua scomparsa la comunità perde una personalità che incarna quella propensione all’innovazione che non è una prerogative delle imprese, piccole o grandi che siano, ma di uomini. Uomini come lui - dice Cesare Galavotti, presidente Cna di Mirandola - Non credo di esagerare affiancando il nome di Veronesi a quello di altri grandi imprenditori modenesi come Ferrari e Fini. Un uomo in grado di elaborare e sviluppare un’idea in un garage trasformandola in un business capace di attirare l’attenzione di multinazionali del settore, e di fare della biomedical valley della Bassa uno dei centri mondiali più importante del biomedicale».
«È stato, infatti, uno dei pionieri dell’epoca gloriosa del connubio tra scienza e industria nel campo sanitario - prosegue - coniugando le strategie industriali alla tutela della salute e alla realizzazione di apparecchi salvavita ad alta tecnologia. Non dimentichiamo che ha iniziato a lavorare nel settore biomedicale agli inizi degli anni Sessanta, in un periodo in cui trapianti, organi artificiali, macchinari per la depurazione del sangue, e tutto quello che oggi diamo per scontato, erano al più un’idea, non certo la realtà che lui ha contribuito a realizzare. La sua vita professionale si potrebbe sintetizzare (lui spesso lo diceva) in “niente è impossibile”. Non come credenza superstiziosa ma come fiducia nelle capacità dell’uomo di rispondere ai propri bisogni con l’aiuto della conoscenza e della tecnologia. Difficile dire cosa sarebbe il distretto mirandolese senza il suo contributo. A noi il compito di portare avanti con impegno la sua vocazione imprenditoriale».
«Con la sua scomparsa la comunità perde una personalità che incarna quella propensione all’innovazione che non è una prerogative delle imprese, piccole o grandi che siano, ma di uomini. Uomini come lui - dice Cesare Galavotti, presidente Cna di Mirandola - Non credo di esagerare affiancando il nome di Veronesi a quello di altri grandi imprenditori modenesi come Ferrari e Fini. Un uomo in grado di elaborare e sviluppare un’idea in un garage trasformandola in un business capace di attirare l’attenzione di multinazionali del settore, e di fare della biomedical valley della Bassa uno dei centri mondiali più importante del biomedicale».
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