La manager, l’ultimo assunto e le tigellate
Cosetta ora amministra la Starmed: «Ho iniziato con lui a 18 anni». Marco: «Mi ha preso sulla fiducia»
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C’è un Mario Veronesi papà e nonno e un Mario Veronesi imprenditore, ma mai con quote sopra il 25% aveva più volte spiegato. Nel suo lavoro era un genio eppure non aveva mai perso l’umanità. «La gente che lavora va pagata», era solito dire ai suoi collaboratori e centinaia di dipendenti hanno raggiunto un welfare di vita che altrove non era possibile conquistare. Non c’erano ancora i premi produzione, i contratti da trattare, la sua era una predisposizione a ricompensare chi stava rendendo grandi le sue aziende. L’ultima creature è stata la Starmed, poi comprata dagli inglesi di intersurgical. Era il 2001 quando Veronesi entrò con le sue quote insieme all’amico Libero Luppi per poi cedere la proprietà nel 2007, restando però nel Cda fino al 2012 quando si separò con qualche polemica.
«Sono crescita con lui - dice la manager Cosetta Cavicchi - Aveva 18 anni quando mi diede da lavorare e l’ho sempre seguito nelle varie avventure imprenditoriali. Era un uomo magnifico, che è sempre rimasto legato ai suoi collaboratori. Cenavamo a casa sua oppure lui, anche dopo la vendita, veniva qui in azienda, magari anche soltanto per partecipare ad una tigellata. Tutti noi protagonisti del biomedicale abbiamo un debito di riconoscenza verso il dottor Veronesi, chiunque gli è stato accanto ha poi conquistato un ruolo di primo piano nelle varie carriere. Ha sempre pensato al benessere dei dipendenti e non ricordo di aver mai visto chiudergli un bilancio in passivo. Sì, aveva un solo rimpianto: non parlare particolarmente bene l’inglese perché con la sua capacità commerciale avrebbe potuto fare ancora di più. Dobbiamo rendergli onore per ciò che ha dato a Mirandola, alle sue aziende e all’indotto».
Alla Starmed lavora anche Marco Finotti, 37 anni, ingegnere biomedico. È stato l’ultimo assunto delle centinaia di ragazzi passati nella lunga carriera di Veronesi. «Dieci anni fa - racconta l’ingegnere che ora cura i prodotti Starmed, compreso un innovativo casco per anestesia e rianimazione - presentai la mia domanda di lavoro. Al telefono mi disse che non ero il profilo giusto, che aveva bisogno di più esperienza. Ho insistito, gli ho raccontato che parlavo bene l’inglese ed ero disponibile a viaggiare. L’ho convinto e lui mi ha dato subito fiducia».(fd)
«Sono crescita con lui - dice la manager Cosetta Cavicchi - Aveva 18 anni quando mi diede da lavorare e l’ho sempre seguito nelle varie avventure imprenditoriali. Era un uomo magnifico, che è sempre rimasto legato ai suoi collaboratori. Cenavamo a casa sua oppure lui, anche dopo la vendita, veniva qui in azienda, magari anche soltanto per partecipare ad una tigellata. Tutti noi protagonisti del biomedicale abbiamo un debito di riconoscenza verso il dottor Veronesi, chiunque gli è stato accanto ha poi conquistato un ruolo di primo piano nelle varie carriere. Ha sempre pensato al benessere dei dipendenti e non ricordo di aver mai visto chiudergli un bilancio in passivo. Sì, aveva un solo rimpianto: non parlare particolarmente bene l’inglese perché con la sua capacità commerciale avrebbe potuto fare ancora di più. Dobbiamo rendergli onore per ciò che ha dato a Mirandola, alle sue aziende e all’indotto».
Alla Starmed lavora anche Marco Finotti, 37 anni, ingegnere biomedico. È stato l’ultimo assunto delle centinaia di ragazzi passati nella lunga carriera di Veronesi. «Dieci anni fa - racconta l’ingegnere che ora cura i prodotti Starmed, compreso un innovativo casco per anestesia e rianimazione - presentai la mia domanda di lavoro. Al telefono mi disse che non ero il profilo giusto, che aveva bisogno di più esperienza. Ho insistito, gli ho raccontato che parlavo bene l’inglese ed ero disponibile a viaggiare. L’ho convinto e lui mi ha dato subito fiducia».(fd)
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