Gazzetta di Modena

Modena

«Un nonno meraviglioso Ci ha insegnato a vincere» 

di Francesco Dondi
«Un nonno meraviglioso Ci ha insegnato a vincere» 

I nipoti: «Se n’è andato sereno, lo dobbiamo ringraziare per quanto ci ha dato» La figlia Cecilia: «Li voleva laureati, magari per confrontarsi sul futuro lavorativo»

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MIRANDOLA. Alla farmacia “Veronesi” di via Fulvia la giornata sembra scorrere come tante altre. I clienti entrano, i farmacisti li accolgono disponibili e professionali al bancone, ma nel laboratorio interno si soffre in silenzio. Perché quella farmacia è più che una famiglia, acquistata da Mario Veronesi e poi gestita dalla figlia Cecilia a cui, in una giornata di lutto, il personale riserva un gesto d’affetto o semplicemente uno sguardo di vicinanza.

«Se chiudo gli occhi - dice - vedo mio padre con i miei figli. Questo è il ricordo più affettuoso e commovente che mi porterò dentro. Li voleva laureati e sistemati; sognava di poterli vedere lavorare, magari consigliandoli o confrontandosi. Sono felice perché ha avuto un buon tempo da dedicare loro. Il mio papà è stata una persona sempre disponibile, generosa, un grande lavoratore. Era pieno di doti, magari era poco a casa per questioni lavorative, ma il nostro tempo trascorso con lui è stato bello. Sì, posso dire fosse un creativo, ma abbiamo sempre vissuto la dimensione familiare come qualcosa di intimo senza far entrare in casa la sua notorietà, che ben conoscevamo».

L’altra figlia, Francesca, fa l’architetto ed è rientrata qualche giorno fa da Londra dove vive con l’ultimo dei nipoti di Mario Veronesi, Ludovico. Erano tutti presenti lunedì sera, poco dopo le 22, quando l’inventore del distretto biomediciale se n’è andato nella sua casa di Mirandola.

«Possiamo dire - spiegano i figli di Cecilia, Eugenio e Oliviero - che se n’è andato serenamente, circondato dall’affetto di chi gli voleva bene e della sua famiglia. È stato per noi un nonno fantastico, siamo riusciti ad apprezzare tante cose di lui. Sapevamo che credeva molto in noi e di questo dobbiamo soltanto ringraziarlo perché ci ha trasmesso la mentalità vincente, ci ha sempre fatto stare bene anche più di quanto ci si possa aspettare da un nonno. Ci mancherà davvero, non sono frasi di circostanza, è stato una persona speciale».

Negli ultimi giorni le sue precarie condizioni di salute si erano aggravate. Lui, che non aveva mai voluto farsi vedere in carrozzina aveva dovuto fare ricorso al supporto per muoversi. Eppure di sfide ne aveva vinte tante, lavorative e familiari. Era anche riuscito, insieme alla moglie Bianca, a superare un grave lutto familiare, la scomparsa di un figlio.



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