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Io lavoro/ Paolo, da Finale a Fanano con mille percore «E' bello ma di questi tempi è dura»

di Serena Fregni
Io lavoro/ Paolo, da Finale a Fanano con mille percore «E' bello ma di questi tempi è dura»

Da Finale a Fanano con mille pecore: «Traffico e poco verde: sempre più difficile» «Questo mestiere richiede passione e determinazione, altrimenti lasciate perdere»

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MODENA. In questi giorni lo si può incontrare sull'argine del Panaro in direzione Fanano. E' il gregge di 1000 pecore del pastore Paolo Barbieri, 49 anni, in viaggio per la consuete transumanza stagionale, da Finale Emilia, casa di Paolo e delle sue pecore fino al fresco estivo della montagna, verso la malga immersa nel verde dell'Appennino modenese. In queste giornate Paolo sta attraversando Modena e lo si può incontrare sull'argine dove le pecore amano accamparsi, sotto l'ombra di un ponte o di alcune piante.

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Un mestiere, quello del pastore che sta scomparendo, in particolare in Emilia e come Paolo sono rimasti davvero pochi, se non forse l'unico, a compiere questa traversata, due settimane insieme al suo collaboratore e aiutante Giovanni e i suoi cani, “guardiani” e “autisti” del gregge. “E' un mestiere duro – confessa Paolo – ma è la mia vita, la mia passione e le pecore sono diventate come una famiglia per me”. Paolo, da quanti anni svolge questa professione? “Sono 15 anni, vivo nelle campagne della bassa, a Finale Emilia dove sono cresciuto, sempre in mezzo alla natura e agli animali”.

Come è nata la passione per gli animali?

«Mio padre era agricoltore, sono sempre stato affascinato dagli animali e poi negli anni ho capito che volevo svolgere questa professione. Sono partito con 20 pecore 15 anni fa e poi successivamente sono diventate 100 e oggi sono 1000. Sono animali buoni e da compagnia e come tutti gli animali hanno i loro ritmi e vanno rispettati».

Ogni anno lei compie la transumanza, come funziona e come si svolge questo lungo viaggio, dalla pianura fino alla montagna?

«Si parte prestissimo, verso le quattro del mattino e si inizia il viaggio. Ci vogliono circa due settimane per arrivare a Fanano e ci fermiamo spesso perché con il caldo le pecore si devono riposare. Ci sono famiglie intere, dagli agnelli fino a quelle più adulte, agnelli che noi teniamo con le madri sempre e che crescono insieme a loro, in famiglia. E' un viaggio lungo, faticoso ma allo stesso tempo affascinante e quando si arriva a Fanano ci si riposa per qualche mese, diciamo che sono le nostre vacanze estive».

Come si guida il gregge?

«Si impara con il tempo a guidare le pecore. Io mi affido molto ai miei cani che riescono sempre a guidarle e tenerle unite. Con il passare del tempo ci si abitua e si capiscono anche le loro esigenze e i loro bisogni e ritmi».

Qual è, secondo lei, nel 2017, l'ostacolo più grande di questo mestiere?

«Purtroppo la burocrazia. Carte su carte, documenti e tanto altro che continuamente dobbiamo presentare, per non parlare di tutto quello che ho dovuto fare per poter fare la transumanza. E' davvero uno scoglio insormontabile. La burocrazia complica tutto”.

Oltre alla burocrazia questo mestiere necessita anche di molta campagna e ampi spazi verdi...

«Esatto, questa è un'altra problematica. Oggi viviamo sempre di più circondati da strade, le auto che sfrecciano, case ovunque e si fa fatica a passare, soprattutto con 1000 pecore. Oggi si fa tanta fatica anche per questo motivo, sempre meno spazio al verde a favore di asfalto e strade».

È un lavoro che sta scomparendo, in particolare nelle nostre zone, lo consiglierebbe ad un giovane?

«Ho un figlio ma sinceramente vorrei che continuasse a studiare – sorride Paolo. Oggi i giovani difficilmente scelgono la campagna, a maggior ragione la pastorizia che è ancora più difficile come settore perché si lavora molto, si seguono i ritmi della natura e degli animali e il guadagno è dignitoso ma non eccelso. Se si ama la natura come la amo io allora si, ma si deve avere una forte determinazione e una grande passione per la natura e gli animali. Seguire i ritmi degli animali in un'era come la nostra dove tutto è veloce e dove non ci si sofferma mai ad ammirare quello che abbiamo intorno è molto difficile, ma si può fare».
 

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