Cultura dei diritti: gruppi di studenti a Giurisprudenza
di Laura Solieri
Serie di percorsi mirati per scoprire possibilità e opinioni I ragazzi imparano a combattere le varie discriminazioni
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Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, nel mese di giugno ospita gruppi provenienti da diverse scuole del territorio modenese e reggiano. I ragazzi avranno l’opportunità di dialogare e confrontarsi su varie questioni attinenti al diritto grazie alla collaborazione di numerosi esperti e al contributo del mondo dell’associazionismo locale. In alcune giornate, infatti, diverse realtà partecipano alle attività: Agevolando di Modena che opera nell’ambito del disagio sociale e della promozione del benessere dei minori che vivono fuori dalle loro famiglie d’origine; la Cooperativa di solidarietà sociale L’Ovile – servizio di mediazione per spiegare ai ragazzi l’esperienza della mediazione penale e della mediazione sociale e dei conflitti; la Cooperativa sociale Anziani e non solo di Carpi, impegnata da anni nel contrasto di varie forme di discriminazione e vulnerabilità; l’associazione Avvocato di strada, la Cooperativa sociale Synergasia di Reggio Emilia.
«Si tratta di un percorso pensato e strutturato per essere al servizio dei giovani e per mostrare loro le nuove, imprescindibili, sfide per il diritto nel contesto europeo e internazionale – spiega il prof. Luigi Foffani, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia – I ragazzi coinvolti nei progetti - oltre una settantina - hanno l’opportunità di dialogare e confrontarsi consolidando una cultura dei diritti che, da un lato, rafforza il senso di cittadinanza attiva e, dall’altro, fa toccare in concreto le implicazioni sulla vita quotidiana e nelle diverse professioni».
Cosa si intende esattamente per ‘cultura dei diritti’ in questo contesto e come si possono rendere i giovani protagonisti di questo processo di acquisizione?
«Per rendere i giovani protagonisti – spiega Francesca Baraghini, dottoranda in Scienze Giuridiche ed esercitatrice di uno dei percorsi – è necessario passare per la conoscenza e la consapevolezza dei diritti che l’ordinamento nazionale, ma anche il diritto europeo e internazionale, attribuisce loro. Diritti, ma anche doveri: nei confronti degli altri giovani, dei propri genitori, della società in cui vivono. E’ fondamentale connettere l’attenzione agli spazi della città con quella verso l’Europa e il mondo. Nella creazione dei molteplici e differenti percorsi di alternanza, tutti accomunati dal filo conduttore della tutela e promozione dei diritti umani e dei diritti fondamentali della persona, è stato dato ampio spazio alla “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” del 1989».
Come reagiscono i ragazzi alle iniziative proposte? Com'è per l'università sperimentarsi anche in questo tipo di percorsi?
«I ragazzi e le ragazze coinvolti nei percorsi – afferma Manuela Tagliani collaboratrice del Crid ed esercitatrice di un percorso dedicato a “Linguaggi, culture e diritti” – reagiscono con entusiasmo e stupore. Iniziano infatti a rendersi conto di quali sono i loro diritti e dell’importanza di far sentire anche la loro voce e la loro opinione per essere cittadini e cittadine partecipi. Del resto, numerosi sono stati i laboratori incentrati sulla cosiddetta “partecipazione attiva”: hanno simulato la scrittura di una Costituzione e la scrittura di un ricorso antidiscriminazione; hanno svolto una ricerca tra pari sullo sfruttamento del lavoro minorile… Per l’università è un’esperienza estremamente importante: è l’occasione per cambiare prospettiva e per misurarsi con linguaggi nuovi».
Dal vostro osservatorio, cosa i giovani hanno più bisogno di toccare con mano e quanto questa esperienza è significativa in questo senso?
« L’aspetto con il quale i giovani hanno più bisogno di misurarsi – conclude il Prof. Thomas Casadei, tutor scientifico dei vari percorsi – è la complessità dei fenomeni, spesso solo intravista e talvolta nemmeno immaginata. Hanno bisogno di capire che dietro alle notizie e agli eventi che caratterizzano il loro quotidiano, si nascondono molteplici sfumature che vanno oltre i facili sensazionalismi. L’impostazione che stiamo seguendo insegna loro ad assumere una prospettiva interculturale, multidisciplinare e di dialogo che li aiuti ad affrontare la complessità della contemporaneità che li circonda nonché i loro futuri percorsi professionali».
«Si tratta di un percorso pensato e strutturato per essere al servizio dei giovani e per mostrare loro le nuove, imprescindibili, sfide per il diritto nel contesto europeo e internazionale – spiega il prof. Luigi Foffani, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia – I ragazzi coinvolti nei progetti - oltre una settantina - hanno l’opportunità di dialogare e confrontarsi consolidando una cultura dei diritti che, da un lato, rafforza il senso di cittadinanza attiva e, dall’altro, fa toccare in concreto le implicazioni sulla vita quotidiana e nelle diverse professioni».
Cosa si intende esattamente per ‘cultura dei diritti’ in questo contesto e come si possono rendere i giovani protagonisti di questo processo di acquisizione?
«Per rendere i giovani protagonisti – spiega Francesca Baraghini, dottoranda in Scienze Giuridiche ed esercitatrice di uno dei percorsi – è necessario passare per la conoscenza e la consapevolezza dei diritti che l’ordinamento nazionale, ma anche il diritto europeo e internazionale, attribuisce loro. Diritti, ma anche doveri: nei confronti degli altri giovani, dei propri genitori, della società in cui vivono. E’ fondamentale connettere l’attenzione agli spazi della città con quella verso l’Europa e il mondo. Nella creazione dei molteplici e differenti percorsi di alternanza, tutti accomunati dal filo conduttore della tutela e promozione dei diritti umani e dei diritti fondamentali della persona, è stato dato ampio spazio alla “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” del 1989».
Come reagiscono i ragazzi alle iniziative proposte? Com'è per l'università sperimentarsi anche in questo tipo di percorsi?
«I ragazzi e le ragazze coinvolti nei percorsi – afferma Manuela Tagliani collaboratrice del Crid ed esercitatrice di un percorso dedicato a “Linguaggi, culture e diritti” – reagiscono con entusiasmo e stupore. Iniziano infatti a rendersi conto di quali sono i loro diritti e dell’importanza di far sentire anche la loro voce e la loro opinione per essere cittadini e cittadine partecipi. Del resto, numerosi sono stati i laboratori incentrati sulla cosiddetta “partecipazione attiva”: hanno simulato la scrittura di una Costituzione e la scrittura di un ricorso antidiscriminazione; hanno svolto una ricerca tra pari sullo sfruttamento del lavoro minorile… Per l’università è un’esperienza estremamente importante: è l’occasione per cambiare prospettiva e per misurarsi con linguaggi nuovi».
Dal vostro osservatorio, cosa i giovani hanno più bisogno di toccare con mano e quanto questa esperienza è significativa in questo senso?
« L’aspetto con il quale i giovani hanno più bisogno di misurarsi – conclude il Prof. Thomas Casadei, tutor scientifico dei vari percorsi – è la complessità dei fenomeni, spesso solo intravista e talvolta nemmeno immaginata. Hanno bisogno di capire che dietro alle notizie e agli eventi che caratterizzano il loro quotidiano, si nascondono molteplici sfumature che vanno oltre i facili sensazionalismi. L’impostazione che stiamo seguendo insegna loro ad assumere una prospettiva interculturale, multidisciplinare e di dialogo che li aiuti ad affrontare la complessità della contemporaneità che li circonda nonché i loro futuri percorsi professionali».
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