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Modena, intascava soldi dei bolli auto: li risarcirà

di Carlo Gregori
Modena, intascava soldi dei bolli auto: li risarcirà

Modena. Dopo 16 anni di cause ex contabile Aci addetto alla riscossione condannato per peculato rifonderà 56mila euro (e interessi)

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MODENA Un ex responsabile contabile dell’Aci di Modena è stato condannato a risarcire una somma che aveva “trattenuto” sedici anni fa. Con alcuni trucchi di registrazione contabile e sul computer riusciva a far risultare pagate o parzialmente pagate le riscossioni di bolli auto quando in realtà si intascava i soldi.

I QUATTRO CASI Quattro i casi accertati in sede penale, ma sono trecento quelli rilevati già al momento dell’ispezione dell’Aci stessa e riguardano un periodo di almeno un anno e mezzo. La condanna è stata pronunciata ora dalla sezione regionale della Corte dei Conti. Il collegio ha stabilito che il funzionario infedele dovrà restituire 56.200 euro oltre alla rivalutazione, agli interessi di sedici anni e alle spese legali.

La vicenda è arrivata alla fine di un estenuante percorso di verifiche cominciato con alcuni sospetti nati nella primavera del 2001, quando l’irreprensibile M.G., responsabile per la riscossione alla filiale Aci di via Emilia Ovest, finì sotto la lente dei superiori per alcune irregolarità. Proprio perché ritenuto un elemento irreprensibile, nessuno si era mai accorto che le riscossioni di tasse automobilistiche che passavano sotto di lui potessero avere simili problemi.

Così quando il numero di casi che non quadravano diventò rilevante, il dossier venne girato ai Servizi Ispettivi dell’Aci nazionale che avviò le verifiche in filiale. E gli ispettori scoprirono che le irregolarità non riguardavano solo un periodo di due mesi - febbraio e marzo 2001 - ma trecento casi spalmati dal novembre 1999. In tutti questi mesi nessuno si era accorto di niente.

LA TRUFFA Cos’era successo? Il meccanismo per distrarre il denaro non è chiaro, ma è accertato che in alcuni casi il funzionario “annullava” i bollettini in assenza degli originali oppure, in un altro tipo di ammanco, venivano ripetuti versamenti annullati per lo stesso numero di targa con tariffe notevolmente inferiori a quelle dovute dal proprietario del mezzo.

La difficoltà nel capire i meccanismi dell’appropriazione senza lasciare tracce consiste nel fatto che al pagamento del bollettino seguiva entro la giornata l’intervento contabile sul computer. Il danno che avrebbe causato all’Aci - secondo quanto stimato dagli ispettori e poi nel corso dei numerosi processi penali e civili - riguarda i pagamenti fatti da una «vasta platea di soggetti» che dovevano pagare il bollo, che lo hanno effettivamente pagato ma che non risultano averlo pagato o i cui soldi non risultano riscossi. M.G. ha sostenuto nelle sue difese che non è detto che sia stato lui a compiere questi atti diventati un caso di peculato in continuazione.

Ma la Procura, già in fase di indagini, ha ricordato che era proprio lui l’unico impiegato addetto alla riscossione delle tasse automobilistiche in quell’ufficio e che l’annullamento dell’operazione non poteva essere effettuato che da lui entro lo stesso giorno lavorativo. Il caso giudiziario di questa vicenda finora rimasta nell’ombra è stato lungo e tormentato. L’indagine è arrivata davanti al Gip di Modena nel 2009 e al termine di un processo con rito abbreviato M.G. è stato assolto. Tuttavia, la sentenza è stata impugnata ma non dalla Procura bensì dalla parte civile, ovvero Aci Modena e Aciservice Modena, che ha portato il dipendente in Corte d’Appello facendolo condannare nel 2013 per peculato e avviando il percorso per gli effetti civili del risarcimento.

M.G. è andato avanti ma la Cassazione nel 2015 gli ha dato torto rigettando il suo ricorso e confermando la condanna in secondo grado e così la causa si è chiusa. Anche la causa civile è terminata in appello con una sentenza che indica una sua precisa responsabilità in questa vicenda di ammanchi.

Ora M.G. sostiene che il reato è caduto in prescrizione ma la Cote dei Conti lo nega motivandolo e lo condanna a pagare il risarcimento dei soldi che in veste di “agente contabile” addetto a quel tipo di riscossione ha sottratto danneggiando l’Aci come ente pubblico e l’erario.
 

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