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IL SINDACALISTA ACCUSATO DI ESTORSIONE 

Milani vuole il processo pubblico 

Milani vuole il processo pubblico 

Il leader del Si Cobas sceglie il rito ordinario: «Andrò a testa alta»

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È fissato per il 27 settembre l'inizio del processo per Aldo Milani, coordinatore nazionale Si-Cobas arrestato a fine gennaio per concorso in estorsione nei confronti della famiglia Levoni, con il mediatore Danilo Piccinini. «Fin dall'inizio abbiamo fatto una battaglia per la verità e continueremo a farla. Abbiamo scelto il rito ordinario e ci presenteremo a processo a testa alta», ha detto il difensore di Milani, l'avvocato Marina Prosperi. L'altro imputato, invece, ha optato per l'abbreviato, che prevede il giudizio allo stato degli atti e la riduzione di un terzo dell'eventuale pena. Inoltre a Prosperi si affiancherà nella difesa di Milani un altro avvocato, Alessandro Gamberini, noto penalista e docente universitario, già difensore dell'ex presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani. Attualmente il sindacalista sottoposto all'obbligo di dimora nel Comune di Milano: l'accusa di aver chiesto soldi all'impresa in cambio del blocco delle proteste dei lavoratori e l'arresto avvenne dopo la consegna di una “mazzetta”, un passaggio di denaro ripreso da telecamere nascoste.

Gli aggiornamenti processuali sono stati forniti nella sede del sindacato, in vista dello sciopero nazionale del settore Trasporto e Logistica di venerdì. È stata l'occasione per presentare il libro “Carne da Macello”, una storia delle vertenze portate avanti in questi anni da Si-Cobas, dalla Granarolo fino alla Alcar 1 di Modena, in cui si inserisce la vicenda di Milani. Allegato al volume, il dvd del documentario “Fino alla vittoria”, dedicato alle lotte nel settore delle carni nel Modenese. Milani non chiede il rito abbreviato e va a processo, il 27 settembre, per dimostrare tutta la verità sulla vicenda che l'ha visto arrestato per estorsione aggravata nei confronti della famiglia Levoni. Il sindacalista si è dichiarato vittima di un tranello.

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