«Rischi per l’occupazione? No con progetti formativi»
di Gabriele Bassanetti
«Il problema è recepire sempre in tempo queste innovazioni così veloci» «Chi lavora e chi fa impresa deve avere la spinta ad apprendere e a crescere»
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«Il vero e principale sponsor dell'Industria 4.0 sa chi è? Il cliente. È lui che vuole informazioni, possibilità di intervenire sul processo produttivo che lo riguarda, certezza dei tempi di consegna e assistenza. I dati servono a lui. Si parte da lì, non dall'automazione della fabbrica. Siamo di fronte a un modo tutto nuovo di concepire la relazione fra il mondo manifatturiero e la clientela». Per Valter Caiumi, presidente di Emmegi group e ora vicepresidente di Confindustria Emilia, l'innovazione proposta dalle misure governative di Industria 4.0 va osservata dalla fine del processo, non dall'inizio.
«L'automazione, la trasmissione veloce di grandi quantità di dati, l'uso diffuso di sensori - dice Caiumi - sono tutte novità che stanno già cambiando il tipo di relazione fra il mondo industriale e la clientela. È lì il punto focale: l'uomo ha bisogno di relazionarsi con l'automazione e di fare parte di questo nuovo processo».
Non è una materiale questione di produrre di più e con più flessibilità, ma l'obiettivo è soprattutto commerciale e relazionale.
«Siamo di fronte alla più interessante e coinvolgente rivoluzione industriale del nostro tempo. Per quanto mi riguarda, sei anni fa con la mia azienda ho deciso di mettermi a osservare le cose dall'altra parte, quella del consumatore, per cercare di aiutarlo a fare scelte migliori e in questo modo, a ritroso, migliorare anche le nostre prestazioni aziendali. I processi di automazione restano comunque processi relazionali: gli algoritmi processano dati che significano ordini e loro modifiche, insorgere di problemi e riguardano una relazione uomo/macchina, o anche macchina/macchina, che vanno comunque tradotti in senso produttivo e soddisfacente per l'utilizzatore finale. Non sta quindi cambiando solo il mondo industriale, ma anche la sua parte commerciale, commesse, spedizioni, vendita e assistenza, tutto fa parte dello stesso processo di automazione e interconnessione».
La visione è interessante, ma sul piatto ci sono anche problemi molto concreti come quello occupazionale. Vede lavoro a rischio in un mondo produttivo che punta sull'automazione spinta?
«Vedo un problema di tempi con cui queste innovazioni verranno recepite. Il progresso potrebbe essere più veloce della nostra capacità di assimilarlo. Del resto il territorio modenese ed emiliano hanno una tale quota di export da non poter rinunciare alla competitività in chiave mondiale e quindi non può certo astenersi da questa evoluzione. Da subito va posta massima attenzione all'aspetto formativo, come del resto si fa già da un po' di tempo anche in Italia: i progetti scuola-lavoro, le academy all'interno delle aziende possono aiutare il lavoratore a evolversi insieme al processo. Essenziale è anche la spinta degli occupati a voler apprendere e crescere sempre. E l'imprenditore di domani a sua volta deve essere aperto, altruista e capace di avere una sua visione Se non si sottovaluta l'aspetto formativo, credo che il mercato abbia una sua capacità di autoregolamentazione di queste evoluzioni».
Il mondo produttivo modenese è pronto e attrezzato per Industria 4.0?
«Viviamo in un territorio già capace di grande creatività e sviluppo, ma soprattutto questa evoluzione, anche più di altre, è la chiave per continuare a perseguire il successo. Il caso Sassuolo è emblematico, lì da sempre c'è una stretta connessione fra l'evoluzione tecnologica e l'esclusività del prodotto. È possibile fare cose che nessun altro fa perché c'è una tecnologia che non si ferma mai e aiuta».
Benedette quindi le misure di sgravi governativi a chi segue questo processo.
«Indubbiamente è stato un decreto necessario e varato nei tempi giusti. Doveva essere fatto. Il mondo industriale viveva di bassi investimenti a causa delle situazioni degli anni precedenti, ma era pronto a cogliere un impulso e uno stimolo che ora è arrivato con questa misura».
«L'automazione, la trasmissione veloce di grandi quantità di dati, l'uso diffuso di sensori - dice Caiumi - sono tutte novità che stanno già cambiando il tipo di relazione fra il mondo industriale e la clientela. È lì il punto focale: l'uomo ha bisogno di relazionarsi con l'automazione e di fare parte di questo nuovo processo».
Non è una materiale questione di produrre di più e con più flessibilità, ma l'obiettivo è soprattutto commerciale e relazionale.
«Siamo di fronte alla più interessante e coinvolgente rivoluzione industriale del nostro tempo. Per quanto mi riguarda, sei anni fa con la mia azienda ho deciso di mettermi a osservare le cose dall'altra parte, quella del consumatore, per cercare di aiutarlo a fare scelte migliori e in questo modo, a ritroso, migliorare anche le nostre prestazioni aziendali. I processi di automazione restano comunque processi relazionali: gli algoritmi processano dati che significano ordini e loro modifiche, insorgere di problemi e riguardano una relazione uomo/macchina, o anche macchina/macchina, che vanno comunque tradotti in senso produttivo e soddisfacente per l'utilizzatore finale. Non sta quindi cambiando solo il mondo industriale, ma anche la sua parte commerciale, commesse, spedizioni, vendita e assistenza, tutto fa parte dello stesso processo di automazione e interconnessione».
La visione è interessante, ma sul piatto ci sono anche problemi molto concreti come quello occupazionale. Vede lavoro a rischio in un mondo produttivo che punta sull'automazione spinta?
«Vedo un problema di tempi con cui queste innovazioni verranno recepite. Il progresso potrebbe essere più veloce della nostra capacità di assimilarlo. Del resto il territorio modenese ed emiliano hanno una tale quota di export da non poter rinunciare alla competitività in chiave mondiale e quindi non può certo astenersi da questa evoluzione. Da subito va posta massima attenzione all'aspetto formativo, come del resto si fa già da un po' di tempo anche in Italia: i progetti scuola-lavoro, le academy all'interno delle aziende possono aiutare il lavoratore a evolversi insieme al processo. Essenziale è anche la spinta degli occupati a voler apprendere e crescere sempre. E l'imprenditore di domani a sua volta deve essere aperto, altruista e capace di avere una sua visione Se non si sottovaluta l'aspetto formativo, credo che il mercato abbia una sua capacità di autoregolamentazione di queste evoluzioni».
Il mondo produttivo modenese è pronto e attrezzato per Industria 4.0?
«Viviamo in un territorio già capace di grande creatività e sviluppo, ma soprattutto questa evoluzione, anche più di altre, è la chiave per continuare a perseguire il successo. Il caso Sassuolo è emblematico, lì da sempre c'è una stretta connessione fra l'evoluzione tecnologica e l'esclusività del prodotto. È possibile fare cose che nessun altro fa perché c'è una tecnologia che non si ferma mai e aiuta».
Benedette quindi le misure di sgravi governativi a chi segue questo processo.
«Indubbiamente è stato un decreto necessario e varato nei tempi giusti. Doveva essere fatto. Il mondo industriale viveva di bassi investimenti a causa delle situazioni degli anni precedenti, ma era pronto a cogliere un impulso e uno stimolo che ora è arrivato con questa misura».
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