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Spyros si racconta: "Cucinare, all’inizio fu un atto d’amore per la mia famiglia "

di Arianna De Micheli
Spyros si racconta: "Cucinare, all’inizio fu un atto d’amore  per la mia famiglia "

Il vincitore del primo Masterchef si racconta: Grecia, Londra, Modena... fino al successo

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MODENA. «Modena è la mia città, il centro storico la mia casa. In veste di responsabile del catering del paddock Pirelli sono spesso lontano. La Formula Uno è una dimensione del tutto inedita, molto diversa rispetto a ciò che sino a oggi ho percepito come il mio quotidiano. Dunque vivo ogni istante con una nuova intensità. Ma vuoi mettere la commozione di tornare a Modena?».

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In costante equilibrio tra audacia e insicurezza Spyros è disarmante. Pare un bambino curioso che con passo incerto riparte ogni giorno alla scoperta del mondo. E ogni giorno, insieme a quella stessa umiltà che in cuor suo si trasforma nella “paura folle” di non essere adeguato all’impresa - «io sono quello che ha perso ancora prima di iniziare» - mette in valigia una carica emotiva di potenza inaudita. Tanto che dopo averlo conosciuto se qualcuno ti dicesse «sai che Spyros è arrivato in vetta Everest a piedi nudi?» non ne saresti poi così sorpreso. Cucinare per lui significa comunicare. Ma ancor prima è una dimostrazione di affetto.

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«Mia madre lavorava moltissimo e non cucinava. Bisognava che qualcuno in casa si rimboccasse le maniche. Fare di necessità virtù? Forse agli esordi. Ma a ben guardare nutrire la mia famiglia… mamma, sorella, nonna… si è rivelato il modo più efficace per dimostrare il mio amore. In primis nei confronti di una madre senza pregiudizi che mi ha sempre accettato per come sono. E che mi ha fatto scoprire il teatro». Spyros Theodoris nasce ad Atene nel 1973. Suo padre muore poco più che trentenne quando lui non ha ancora un mese. «È difficile che tu possa sentire la mancanza di ciò che non hai mai avuto. Durante l’infanzia e l’adolescenza il fatto che io avessi perso il papà quando ancora ero in fasce è stato fonte di disagio per gli altri, non per me. A scuola capitava sovente che qualcuno provasse pena nei miei confronti. Io però stavo benissimo». A prendersi cura del futuro primo masterchef d’Italia saranno due donne che ancora oggi Spyros porta nel ricordo in palmo di mano. «Mia nonna che, al pari delle sue sorelle, viveva in Italia, tornò in Grecia per stare accanto a mia madre con cui ogni domenica andavo a teatro. Io vivo di emozioni forti, non potrebbe essere altrimenti. Ogni rappresentazione, ogni prova d’attore mi riempiva di cose magnifiche. Mi sentivo felice». Ecco dunque che terminato il liceo classico Spyros ha tutte le intenzioni di trasformare la sua personalissima e profonda fascinazione emotiva in una professione per la vita. Che l’imberbe aspirante attore dal volto assai mobile riesca ad impressionare chi dell’Accademia di arti drammatiche di Atene regge il timone con rigore e disciplina è però tutto fuorché scontato. «Memori degli antichi fasti, i greci prendono il teatro molto sul serio. La selezione fu durissima. Ma passai. Dopo tre anni di Accademia, una volta diplomato decisi di trasferirmi a Londra. Recitavo. Sempre con passione. Ma con il senno di poi credo di poter dire che non ero pronto per costruire il mio futuro in quel mondo. Il mio soggiorno inglese durò un paio di anni».

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A metà degli anni Novanta Spyros incontra Marco, giovane modenese in vacanza in Grecia con cui, tra l’altro, condivide l’afflato per i cani di piccola taglia (al momento ne hanno tre, un giovane maschio pigro che non perde occasione di ribadire il suo diritto di dormire con la testa sul cuscino e due petulanti pelose mignon). Lui e Marco non si lasceranno più. «Marco mi ha sempre sostenuto in ogni mia scelta. Anzi… oltremodo convinto che in cucina il sottoscritto abbia molto da esprimere, è proprio lui ad insistere affinché io non bruci le occasioni per dimostrarlo. Mettersi in gioco nel mio lavoro è essenziale. Anche quando, come nel caso di Pirelli, la paura di non essere all’altezza delle aspettative rischia di paralizzarti. La carica positiva del mio compagno è per me linfa vitale. E ora che sono spesso in viaggio, dunque distante chilometri e chilometri, ne sono ancor più consapevole. Ho sempre vissuto con naturalezza e in modo molto sereno la mia omosessualità. Nessun disagio in famiglia, nessun atto di bullismo a scuola o sul lavoro». Una volta arrivato a Modena Spyros pare un trasformista. Veste i panni di educatore, postino, impiegato… Quando nel 2011 Masterchef chiama, lui risponde. Ci crede. Ma non sino in fondo. «Se parti troppo sicuro, convinto di meritare l’alloro non ti accorgi di quello accade attorno a te. Non ascolti, non impari, resti fermo ai blocchi di partenza. Allora ero dipendente Hera. Per partecipare a Masterchef chiesi di poter usufruire di tutte le ferie in anticipo». Un po’ a sorpresa - la sua competenza tecnica sembra infatti meno centrata rispetto a quella di ben più agguerriti concorrenti - un pressure test dopo l’altro, Spyros resiste. Ascolta. Cresce. E comincia a crederci davvero. Nel frattempo in Hera dell’aspirante chef si sono perse le tracce. I colleghi iniziano a sospettare che sia lui il vincitore ma tengono le labbra cucite. Inevitabile, arriva il licenziamento. «Seguivo Masterchef Usa e ad ogni puntata mi chiedevo come fosse possibile realizzare piatti sofisticati in tempi tanto ridotti. Ecco il motivo per cui ho deciso di partecipare alla prima edizione italiana. Sino ad allora le trasmissioni televisive erano dedicate soprattutto a piatti semplici. Masterchef ha avvicinato le persone alla cucina stellata, l’ha resa accessibile al grande pubblico».


 

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