Modena, crescita allarmante per anoressia e bulimia
In città e provincia 250 nuovi pazienti all’anno con disordini alimentari Sono mille i casi più gravi in cura e altri 1500 quelli gravi seguiti dai sanitari
MODENA. Nella città della gastronomia che vanta il maggior numero di specialità alimentare tutelate da marchi Dop e Igp il male oscuro di chi abusa del cibo continua a mietere malati sempre più gravi, sempre più giovani e con numeri che crescono di anno in anno.
A Modena e provincia vengono affrontati 400 casi di anoressia, 600 di bulimia, 1.500 casi di ‘forme intermedie’. È tutto? No, perché i camici bianchi devono fare i conti 250 nuovi pazienti ogni anno. Di qui la scelta di potenziare gli ambulatori specializzati per facilitare i primi contatti e un rapporto più vicino con chi è in difficoltà: sino al 2015 erano solo quattro e oggi sono otto in tutta la provincia, anche se il personale a disposizione è sempre lo stesso. Certo, ci sono vari stadi di gravità delle malattie legate all’alimentazione ma un dato spicca sopra gli altri.
A puntare i riflettori sulle malattie del disturbo alimentare, DCA come vengono chiamate dai medici, sono stati gli specialisti del settore che ieri hanno promosso un convegno sulle nuove patologie legate alla malnutrizione .
Il panorama dell’alimentazione rovesciata, che non nutre ma fa ammalare, ha aggiunto una nuova specie di malattia che per adesso ha un nome solo in inglese, binge eating, che fa il paio di quel fenomeno più conosciuto dagli adolescenti del binge drinking . Ma mentre in quest’ultimo caso la mescolanza di liquori e alcolici di ogni tipo può portare alle soglie del coma etilico in poche ore, la mescolanza di qualsiasi cibo, in quantità esagerate dopo un digiuno altrettanto folle, è più sottile e per questo più pericoloso.
Chi ne viene colpito ha, come negli altri casi di anoressia, un’immagine distorta del proprio corpo che vuole ossessivamente adeguare a quell’immagine mentale che si è prefissa.
Di qui la scelta di non mangiare mai, almeno di giorno, sino a quando la notte arriva insaziabile il bisogno di mangiare qualsiasi cosa, e in preferenza carboidrati. Così salta tutto, l’equilibrio del sonno e della concentrazione, oltre al metabolismo della nutrizione, creando pesanti conseguenze nell’equilibrio di chi ne è colpito e i parenti.
Per questo al convegno di ieri sono intervenuti anche i famigliari dei pazienti con i disturbi alimentari, raggruppati nell’associazione Fanep Modena, che ha alle spalle l’esperienza dell’organizzazione-madre che opera da trent’anni a Bologna. Sussidio psicologico, cooperazione con i sanitari e auto-mutuo aiuto sono i capisaldi del gruppo che sostiene le cure con attività mirate, dai concerti allo yoga sino alle microiniziative di autofinanziamento.
«La frequenza di questi disturbi – spiega il dottor Dante Zini, direttore della struttura Dca a Baggiovara - è in aumento in Italia e nel mondo. Nella nostra equipe multidisciplinare lavorano fianco a fianco medici, dietisti, psichiatri, psicologi, neuropsichiatri infantili; tutti insieme ci occupiamo di psiconutrizione, psicoterapia individuale e familiare e anche del monitoraggio medico».
L’identikit del paziente tipo? Sette volte su dieci è una giovane donna.
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