Zero14. Conciato per tutta la vita Dall’amore per il cuoio
I primi oggetti creati già da ragazzo, poi il gran salto tornando all’antico La differenza con la pelle. E quella tra i bovini: “Non chiamatele mucche”
“Sono nato nel quartiere della Crocetta nel 1957 – racconta Omar Baraldi, titolare della cuoieria artigiana La Vacchetta Grassa di Corso Canalchiaro 42 - e se penso alla mia infanzia il primo ricordo è il cortile dove si affacciava casa mia. Risento i rumori e le voci delle piccole botteghe artigiane che lo animavano, l’odore di legno del falegname, la voce del pollivendolo. Sono un figlio unico che trova le sue radici dall’incontro di una famiglia numerosa della Bassa da parte di padre, ultimo di sette fratelli, e di una famiglia di collina da parte di madre. Mia mamma era scesa a Modena per lavorare, come molte ragazze era “a servizio” da famiglie di città. Si sono incontrati e si sono sposati. Era il dopoguerra e anche a Modena stavano cambiando molte cose”.
Sono gli anni del boom economico, di quel “miracolo italiano” che in un decennio trasforma l’Italia da stato prevalentemente agricolo a paese industriale. Il 1957 vede in strada le prime Fiat 500, arrivano i primi elettrodomestici, la televisione lancia messaggi e alimenta nuovi bisogni e nuovi stili. Fanno il loro ingresso i “beni di consumo durevoli” per tutti. Conferma Omar, ricordando il lavoro dei genitori: “Erano gli anni in cui si costruivano le prime cucine economiche, più facili da assemblare, da pulire, lucide, luminose. I miei lavoravano come operai in una di queste fabbriche. Io, quando potevo, giocavo lì dove iniziava la campagna, con la banda a raccogliere bacche per trasformarle in munizioni per la cerbottana e ad arrotolare “stuffioni” di carta, che i più cattivi armavano con spillini in punta, e caspita se facevano male, quelli”.
“E’ curioso, oggi, pensare che andavo a scuola dove c’era la vecchia conceria dei Levi Donati, sulla Darsena - continua Baraldi - quella che venne bombardata gli ultimi giorni di guerra. Modena ha una tradizione antica nella concia del cuoio, documentata attorno all’anno Mille – spiega – in più è una città d’acqua, con legami commerciali antichi con Venezia. Le nostre, in fondo, sono terre pesanti da coltivare, perché argillose, ma sono buone per l’allevamento, tanto che siamo riusciti ad … avere… anche una razza bovina locale, la Bianca Modenese, ufficialmente chiamata così nell'Inchiesta Agraria Iacini del 1880, e che, proprio in questi ultimi anni, viene recuperata e valorizzata da Provincia di Modena, Movimento Slow Food e Associazione Provinciale Allevatori con progetti mirati”.
“Non si può dire che non avessi le idee chiare – continua Omar - Avevo circa undici anni quando feci domanda per essere chiamato nel corpo dei Vigili del Fuoco e in effetti poi, a tempo debito, il servizio militare lo feci proprio con loro, in Piemonte. Nel frattempo però erano accadute molte cose. Avevo iniziato a creare e vendere piccoli oggetti in cuoio, mi conoscevano tutti, piacevano. Non in pelle, in cuoio. Molti la differenza non la conoscono ma esiste. Il cuoio nasce dalla lavorazione delle pelli animali con un processo lento, che dura un mese, e con un prodotto conciante naturale a base di corteccia polverizzata, tannino. Quella che chiamiamo pelle invece nasce da una concia chimica veloce, che dura ore, non giorni”.
“La Vacchetta Grigia, nasce nel 1979. Sono stati anni di ritorno agli antichi mestieri e ai materiali naturali dopo il grande “tradimento” verso le materie plastiche. E con la fortuna di nascere emiliano, in una terra dove formazione e possibilità per imparare ciò che non si conosce grazie alle opportunità offerte da amministrazioni locali e regionali, sono diventato un imprenditore”.
“Un’ultima cosa – conclude Omar – questi poveri bovini non chiamateli mucche. Esistono i vitelli, le vacchette (perfetta per macellazione e lavorazioni) e le vacche. Sono nomi che identificano le età del bovino. Non esistono le mucche”
Monica Tappa
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