«Ecco perché il lambrusco ha successo»
di Andrea Ancarani
«È il più venduto per il grande rapporto qualità-prezzo che lo rende prodotto da tutti i giorni e per ogni occasione»
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Con una superficie vitata di 6207 ettari e una produzione media annua di 35,5 milioni di bottiglie, i Lambruschi DOP modenesi generano un valore economico al consumo di 110 milioni, con un export che si avvicina al 50 per cento, in crescita negli ultimi anni.
Facciamo il punto della situazione sulla realtà del vino Lambrusco con Claudio Biondi, presidente del Consorzio tutela del Lambrusco di Modena e del Consorzio Marchio Storico dei lambruschi Modenesi.
«Per capire il successo del lambrusco - racconta Claudio Biondi - bisogna partire da un dato che non dobbiamo dimenticare: il lambrusco, nelle sue quattro denominazioni principali di Salamino di Santa Croce, Grasparossa, Sorbara e Modena è, ad oggi, il vino più venduto in Italia».
«Questo successo - continua il presidente Biondi - è dovuto in gran parte al continuo lavoro svolto dalle cantine per migliorare la qualità prodotto finale in questi ultimi anni. Poi va sottolineato che il lambrusco presenta un vantaggioso rapporto qualità-prezzo che lo rende un vino da tutti giorni e, sempre di più, per ogni occasione».
Come si colloca l’attività del Consorzio in questo panorama?
«La nostra prima mission è consolidare la posizione commerciale in Italia tramite eventi come l’ultima edizione di “Lambrusco mio” a Modena. In quest’ultima occasione abbiamo scelto di celebrare il lambrusco all’interno della Galleria Estense con lo scopo di affermare l’importante connubio tra cultura e enogastronomia. Ma il lavoro del Consorzio non si esaurisce qui, dobbiamo continuare su questo tracciato, e altre iniziative come per esempio “Cantine aperte” e “Lambruscolonga” vanno implementate».
Queste attività rientrano anche nel progetto di promozione del territorio.
«Certamente, nel nostro lavoro non possiamo pensare di vendere solo delle bottiglie, dobbiamo avere l’impegno comune di comunicare il messaggio del territorio con i suoi valori in Italia e soprattutto all’estero dove il lambrusco sta trovando terreno fertile proponendosi sempre di più alle nuove generazioni come vino “giovane”, frizzante e adatto per ogni occasione, dal pasto all’aperitivo».
Tuttavia spesso il rapporto con l’estero è reso impegnativo dalla presenza di falsi.
«Come Consorzio siamo impegnati nel tentare di limitare la contraffazione registrando il marchio Lambrusco nel maggior numero di Paesi extra-Ue; recentemente abbiamo registrato il marchio in Israele. Su questo tema c’è sicuramente un problema di maggiori controlli che il Consorzio deve imporre, anche se credo che la migliore arma contro la concorrenza sleale e il falso sia quella di continuare nello sforzo comune di elevare la qualità del prodotto. Inoltre restiamo in attesa degli sviluppi del Testo Unico del Vino come strumento di tutela per tutto il comparto».
In ultimo qualche raccomandazione di gusto?
«Facciamo un po’ di ordine - conclude Biondi - Il lambrusco di Sorbara presenta un caratteristico sentore floreale e ha un’acidità che lo rende perfetto per gli abbinamenti con i piatti più “succulenti” della nostra cucina. La varietà del Lambrusco Salamino di Santa Croce, i cui vitigni sono i più coltivati nel territorio a Nord di Modena, regala un vino fresco, armonico e ideale per ogni pasto. Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro è il vino più corposo e si abbina benissimo ai primi piatti della cucina tradizionale emiliana. Il Lambrusco di Modena, prodotto con un blend delle uve lambrusco coltivate nel territorio, risulta abbinabile a diversi tipi di gusto e cucine».
Facciamo il punto della situazione sulla realtà del vino Lambrusco con Claudio Biondi, presidente del Consorzio tutela del Lambrusco di Modena e del Consorzio Marchio Storico dei lambruschi Modenesi.
«Per capire il successo del lambrusco - racconta Claudio Biondi - bisogna partire da un dato che non dobbiamo dimenticare: il lambrusco, nelle sue quattro denominazioni principali di Salamino di Santa Croce, Grasparossa, Sorbara e Modena è, ad oggi, il vino più venduto in Italia».
«Questo successo - continua il presidente Biondi - è dovuto in gran parte al continuo lavoro svolto dalle cantine per migliorare la qualità prodotto finale in questi ultimi anni. Poi va sottolineato che il lambrusco presenta un vantaggioso rapporto qualità-prezzo che lo rende un vino da tutti giorni e, sempre di più, per ogni occasione».
Come si colloca l’attività del Consorzio in questo panorama?
«La nostra prima mission è consolidare la posizione commerciale in Italia tramite eventi come l’ultima edizione di “Lambrusco mio” a Modena. In quest’ultima occasione abbiamo scelto di celebrare il lambrusco all’interno della Galleria Estense con lo scopo di affermare l’importante connubio tra cultura e enogastronomia. Ma il lavoro del Consorzio non si esaurisce qui, dobbiamo continuare su questo tracciato, e altre iniziative come per esempio “Cantine aperte” e “Lambruscolonga” vanno implementate».
Queste attività rientrano anche nel progetto di promozione del territorio.
«Certamente, nel nostro lavoro non possiamo pensare di vendere solo delle bottiglie, dobbiamo avere l’impegno comune di comunicare il messaggio del territorio con i suoi valori in Italia e soprattutto all’estero dove il lambrusco sta trovando terreno fertile proponendosi sempre di più alle nuove generazioni come vino “giovane”, frizzante e adatto per ogni occasione, dal pasto all’aperitivo».
Tuttavia spesso il rapporto con l’estero è reso impegnativo dalla presenza di falsi.
«Come Consorzio siamo impegnati nel tentare di limitare la contraffazione registrando il marchio Lambrusco nel maggior numero di Paesi extra-Ue; recentemente abbiamo registrato il marchio in Israele. Su questo tema c’è sicuramente un problema di maggiori controlli che il Consorzio deve imporre, anche se credo che la migliore arma contro la concorrenza sleale e il falso sia quella di continuare nello sforzo comune di elevare la qualità del prodotto. Inoltre restiamo in attesa degli sviluppi del Testo Unico del Vino come strumento di tutela per tutto il comparto».
In ultimo qualche raccomandazione di gusto?
«Facciamo un po’ di ordine - conclude Biondi - Il lambrusco di Sorbara presenta un caratteristico sentore floreale e ha un’acidità che lo rende perfetto per gli abbinamenti con i piatti più “succulenti” della nostra cucina. La varietà del Lambrusco Salamino di Santa Croce, i cui vitigni sono i più coltivati nel territorio a Nord di Modena, regala un vino fresco, armonico e ideale per ogni pasto. Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro è il vino più corposo e si abbina benissimo ai primi piatti della cucina tradizionale emiliana. Il Lambrusco di Modena, prodotto con un blend delle uve lambrusco coltivate nel territorio, risulta abbinabile a diversi tipi di gusto e cucine».
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